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A COLLOQUIO CON LUIGI BOSA

BOSA ASTE DC OTTOBRE17

Il responsabile del dipartimento design della maison Capitolium svela i dietro le quinte di un’asta.

Nell’immagine, a destra, Luigi Bosa; a sinistra: Paolo De Poli (1905 – 1996) “Omaggio a Manhattan” La serie realizzata nel 1967 per la personale al Museum of Contemporary Crafts di New York, è costituita da nove pezzi (vasi, bottiglie, ciotola). Ispirandosi allo skyline newyorkese, l’autore considerava l’opera il suo capolavoro. Il lotto è stato battuto lo scorso 4 luglio a Brescia in occasione dell’asta “Distincta_Fine Design” che ha riscosso risultati incredibili: 560.651,00 € è il totale raggiunto (diritti inclusi), con l’82,96% dei lotti venduti al 100,24% del loro valore.

Il fascino delle aste è tutto racchiuso nella velocità delle aggiudicazioni. Non c’è mai molto tempo per pensare: se si desidera un lotto bisogna cogliere l’attimo e alzare la paletta. E adrenalina e tensione sono all’ordine del giorno perché fino a quando il banditore non batte il martelletto sul leggio, non si ha nessuna certezza di essersi aggiudicati il proprio oggetto del desiderio.

Ma dietro questo mercato veloce e dinamico quanto lavoro si nasconde? Siamo andati a scoprire i dietro le quinte delle vendite pubbliche intervistando Luigi Bosa, responsabile del dipartimento design della maison bresciana Capitolium. Come si prepara un’asta? “Contattando tutti i potenziali committenti, privati e addetti ai lavori disposti alla vendita e, nel contempo, intercettando clientela interessata all’acquisto. Si tratta di un lavoro capillare di scandaglio del territorio e dei mercati, di raccordo tra raccolta e vendita”.

Come vengono selezionati i lotti? “Secondo una deontologia professionale che valuta autenticità, stato di conservazione, pregio dell’oggetto, rarità e, non ultimo, il momento storico che predilige un autore piuttosto che un altro. Un fattore fondamentale è il gusto dell’e sperto che seleziona: a me, ad esempio, piace rischiare proponendo oggetti anticonvenzionali. Il prodotto di nicchia mi ha sempre affascinato, anche per testare il mercato e divulgare nuovi valori. Lo abbiamo fatto nelle ultime aste con un autore come Giovanni Battista Mitri. È così che si effettuano le riscoperte”.

Come vengono stabilite le stime, come si prepara il catalogo e come si procede fino al giorno dell’asta? “Per determinare le stime si consultano i risultati d’asta, i database online e il mercato, ma per la maggior parte lo si fa attraverso la propria esperienza personale. Esiste una forbice di prezzi conosciuta, entro cui si tratta d’individuare la stima più appropriata. Per quanto riguarda il catalogo, cerchiamo di “spezzare” la monotonia del mero elenco di lotti con approfondimenti su pezzi e autori, o con foto d’epoca che ritraggono l’oggetto nel suo contesto d’origine. Nei giorni precedenti all’asta fondamentale è l’esposizione dei lotti: una sorta di mostra che permette agli acquirenti di osservare tutto da vicino”.

Quali sono le soddisfazioni più grandi in questo lavoro? “Una grande soddisfazione è un prezzo record: nel 2015, per esempio, abbiamo segnato un record con una scrivania di Giò Ponti, anni Cinquanta, battuta a 118mila euro. Altra soddisfazione è accendere un faro su un artista poco conosciuto, riscoprirlo e condividere l’interesse con un largo pubblico; allo stesso modo occorre avere occhio per il contemporaneo e scovare qualche talento. L’ideale sarebbe trovare nel contemporaneo l’erede dei grandi maestri” conclude Luigi Bosa.

Greta Beretta

di Greta Beretta
greta.beretta@virgilio.it

 

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