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EDUCARE ALLA TECNOLOGIA

tecnologia dentroCASA maggio 2016

Le “connessioni” virtuali non possono sostituire un elemento fondamentale del rapporto genitore-figlio: l’ascolto.

Poco meno di un anno fa mi chiesero una conferenza per genitori di preadolescenti dal titolo “Tecnologia e Relazioni”. L’obiettivo degli organizzatori era di fornire alcuni suggerimenti per educare i figli a un sano utilizzo delle tecnologie. I genitori facevano domande sui tempi di utilizzo più adeguati, su quale accessibilità concedere e sulle regole migliori da seguire. Estreme le posizioni: da un lato gli apocalittici, quelli che ritenevano necessario ritardare il più possibile ogni contatto fra i loro figli e il mondo tecnologico, dall’altro gli iperconnessi, cioè quelli che utilizzano abitualmente la tecnologia per i motivi più svariati. La tecnologia cambia rapidamente, questo lo sappiamo; la felicità per l’acquisto dell’ultimissimo modello di un tablet dura il tempo dello scarto del pacchetto. Altrettanto rapidamente cambia il modo d’interagire con essa: le nuove generazioni fino a poco tempo fa erano definite “Nativi digitali”, poco dopo sono arrivate le “Touch Generation” e oggi i “Mobile Born”. Ma non è solo la modalità d’interfacciarsi con la tecnologia a cambiare: cambia anche il modo in cui gli adulti si relazionano con essa e attraverso di essa. Mi hanno molto colpita alcuni eventi recenti. La Francia promulga una nuova legge sulla privacy dei minori secondo la quale i genitori non possono diffondere in rete immagini dei figli senza il loro consenso. La Polizia Postale in Italia pubblica questo avviso on line: «Non divulgate le loro foto in Internet. O quanto meno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere… Considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi». Persino il vicepresidente del Global Engineering and Infrastructure di Facebook Jay Parikh spiega che il social network sta valutando l’invio di notifiche ai genitori più attivi del tipo «È una foto di tuo figlio. Sicuro di volerla condividere con tutti?». E che dire della ricerca delle Università di Washington e del Michigan su un campione di 249 famiglie, i cui figli tra i 10 e i 17 anni, preoccupati dall’eccessiva condivisione di foto e informazioni sulla famiglia da parte di madri e padri, si lamentano del fatto che i genitori mandano SMS e Whatsapp mentre guidano. Ma il dato che più mi ha fatto riflettere di questa ricerca è il fatto che i figli non sopportano che i genitori messaggino mentre mangiano insieme: preferirebbero sentirsi più ascoltati. Cambia la tecnologia, migliorano le possibilità che ci offre; cambia il modo in cui ognuno di noi, bambino, ragazzo o adulto la utilizza. Ma non cambia un ingrediente fondamentale della relazione genitori-figli: l’ascolto. L’assurdo è che molte delle nuove tecnologie permettono una “connessione” perenne con gli altri… Ma forse non è quello l’ascolto di cui i figli hanno realmente bisogno.

 

carla simoni

dott.ssa Carla Simoni
Psicopedagogista Studio Itaca – Salò Bs – tel 334 9442637

carlasimoni.studio@gmail.com

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