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IL BRESCIA CHE FA STORIA

brescia dC maggio 2017

I gol più belli e quelli da ricordare in 110 “favole” di calcio e umanità.

Brescia 110 e lodeMarco Bencivenga, Ciro Corradini – Compagnia della stampa Massetti Rodella Editori

Numeri. Numeri in quanto cifre (date, marcature, presenze). E numeri nel senso di episodi “sensazionali”, ben scolpiti nella mente. E a fare da costante quella “V” sul petto che tanto evoca e tanto fa palpitare gli animi, oggi come allora. Brescia 110 e lode, scritto da Marco Bencivenga e Ciro Corradini, due storici “cantori” delle gesta delle Rondinelle, è un vociare di ricordi lungo la storia del Brescia Calcio. Il pretesto sono i gol, 110 appunto, raccolti in altrettante piccole storie da leggere con la voracità di chi si nutre del passato, ma anche con la curiosità di chi ne ha vissuto solo un pezzo e vuole recuperare le origini. Sì perché il libro ha il merito di far rivivere con facilità fatti e personaggi e al contempo aggiungere qualcosa anche al cuore dei più esperti: dati, curiosità, rimandi… I gol si diceva, da quelli “pesanti” a quelli semplicemente indimenticabili, dai gollonzi, ai veri e propri colpi di genio. Dietro ci sono promozioni, salvezze, anche in extremis, e quell’estenuante saliscendi fra serie A e serie B. Ma ci sono soprattutto gli uomini, nomi e volti di giocatori che hanno vestito una maglia per la quale da sempre si lotta e si soffre, in campo come sugli spalti. C’è il gol di Magri nel 1909 all’FBC Bergamo, agli albori del calcio bresciano, prima dell’atto ufficiale di fondazione del Brescia Calcio nel 1911. C’è il gol di Eugenio Bersellini nel 1959 al Venezia, prima rete di un giocatore del Brescia nell’allora nuovo Stadio Rigamonti. C’è il gol di Ottavio Bianchi in acrobazia contro il Verona nel 1965. C’è il gol da cineteca di “Titti” Ascagni da 40 metri contro il Rimini nel 1985. E poi la rovesciata perfetta di Tullio Gritti al Milan nel 1987, il diagonale mancino di “Gica” Hagi contro il Foggia nel 1992, o i gol di chi ne fatti tanti come Maurizio Ganz e Dario Hubner. Da non dimenticare la rete di Wembley di Lele Ambrosetti che valse al Brescia il Torneo Anglo-Italiano nel 1994. Emozioni da rivivere al rallenty, tra vecchie glorie e talenti più recenti, intervallati da vicende sfortunate sempre nei ricordi dei tifosi: quelle di Edoardo Bortolotti e di Vittorio Mero. E si arriva ai giorni nostri nei quali il Brescia vanta curiosamente il giocatore più prolifico di sempre: Andrea Caracciolo. In mezzo, vale a dire alcentro della storia, c’è niente meno che Roberto Baggio e la sua favola incredibile alla corte di Gino Corioni e agli ordini di Carletto Mazzone, in una squadra dove ha militato anche Pep Guardiola. Del Codino di Caldogno ricordiamo qui la “perla” confezionata alla Juventus nel 2001 (controllo, finta di corpoe tiro a infilare Van de Sar) con la complicità di Andrea Pirlo, che aveva ricamato il passaggio millimetrico. Iperboli di un racconto che merita numerosi replay. Manca, per ragioni di data di pubblicazione, il Brescia nuovo corso del brescianissimo Gigi Cagni. Che sia l’iniziodi un sequel?

di Stefania Vitale

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