Tu sei qui
Home > NEWS > SALUTE > Psicopedagogia > LA NOIA

LA NOIA

NOIA PSICOLOGA APRILE15

“È una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non scricchiola nemmeno. Ma basta che vi fermiateun secondo, ecco chevi copre il viso, le mani. Dovete agitarvi continuamente, per scuotere questa pioggia di ceneri. Perciò il mondo s’agita molto.”

G. Bernanos

Non molto più tardi di un anno fa, la scienziata inglese Teresa Belton, esperta d’infanzia, lanciò quest’appello: “Lasciate che i bambini conoscano la noia!”. Già allora fu uno spunto di riflessione importante tra posizioni opposte: da una parte chi descriveva i benefici di potersi annoiare, dall’altra chi ne svelava i pericoli nascosti. Anche la noia ha il suo opposto, o meglio, tanti opposti: la passione, il senso di pienezza, ma anche il sovraccarico, il senso di soffocamento. La noia è un’emozione caratterizzata da un senso di vuoto e d’inutilità: talvolta fa sentire infelici, sfiduciati, altre pigri, sopraffatti dall’inerzia. Non ci si annoia solo nelle giornate vuote, prive di stimoli, nelle quali non si sa cosa fare: spesso capita anche che ad annoiare sia proprio il ripetersi dei molti impegni, che cadenzano giornate e settimane identiche fra loro. Nella nostra società la noia è un’emozione fastidiosa, impopolare, forse poco comprensibile. Se ben ascoltata però può diventare fonte di preziose informazioni, come una sorta di bussola pronta ad orientarci. C’interessa ciò che stiamo facendo? C’è qualcosa da modificare? Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo? Siamo troppo stanchi? Se ben ascoltate queste domande spingono a fare dei piccoli cambiamenti nella propria vita. A volte preoccupa sentir dire ad un bambino che si annoia. I grandi però lo possono aiutare a capire i propri bisogni, elencare quali sono le possibilità e le alternative e a scegliere fra esse. Sicuramente sarebbe molto più facile sostituirsi a lui con mille suggerimenti, ma gli si priverebbe la possibilità di esercitarsi alla creatività e lo si abituerebbe ad attendere che siano gli altri a coinvolgere o proporre. Nell’adolescenza la noia è comune: ore a dormicchiare, sdraiati su un divano… Se è vero, da un lato, che in alcune situazioni ciò può diventare un campanello d’allarme, l’altro canto la noia può essere un vissuto che aiuta nel difficile compito di comprendere qualcosa di sé. Dire che, in adolescenza, la noia è vuoto, implica non riconoscere il grande lavoro non visibile agli occhi che l’adolescente affronta: il corpo cambia, così come le percezioni, e ciò va realizzato e accettato. Cambiano gli interessi, le relazioni, il modo di pensare… Un ragazzo che vaga per casa, dietro una cortina d’inattività apparente è, in realtà, impegnato a far fronte a trasformazioni complesse. L’importante è che l’adolescente non se ne faccia sopraffare e ne tragga una spinta generativa ed esploratrice. Ma ciò sarà possibile solo se, da bambino, gli adulti gli avranno permesso di annoiarsi e di allenare la propria creatività.

carla simoni

dott.ssa Carla Simoni
Psicopedagogista Studio Itaca – Salò Bs – tel 334 9442637

carlasimoni.studio@gmail.com

Articoli Simili