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L’IMENE RIPRISTINATO

imene novembre 2016

In aumento le richieste di rivergination per motivi culturali, sociali, psicologici o per rimediare a traumi accidentali.

L’imene è la membrana che copre parzialmente l’orifizio vaginale. Già nel 1316 Mondino de’ Liuzzi, anatomista bolognese, scriveva che la superficie della vulva “è velata da un velo sottile nelle vergini, il quale si spezza quando la donna è violata”. La funzione dell’imene è incerta: secondo alcuni, oltre a proteggere la vagina da agenti infettivi e corpi estranei, rende il primo rapporto doloroso e difficile. Questo servirebbe a porre un freno agli incontri sessuali precoci. La funzione sociale, invece, è stata ed è tuttora quella di simbolo di verginità in diverse culture.
La rivergination ieri
Le pratiche di rivergination sono antiche, ma spesso sono state ignorate. Già nel 1100, Trotula de Ruggiero della Scuola Medica Salernitana descriveva alcune procedure per ripristinare l’imene. Una di queste era di preparare una decozione di erbe con puleggio e calaminta, aggiungere zucchero, allume, bianco dell’uovo e farne una lavanda per sottoporre a ripetute abluzioni le “pudenda” prima dell’amplesso. L’obiettivo era edemizzare o congestionare l’ostio vulvare, in modo da restringere l’aditus e quindi dare all’amplesso la sensazione della prima volta. Un’altra era impiegare una sanguisuga sulla vulva il giorno prima delle nozze per fare uscire del sangue e formare una crosticina, rendere quindi anello imenale stretto e far avvertire quindi nell’amplesso una falsa verginità.
La rivergination oggi
Le richieste per intervento di rivergination sono in continuo aumento. In particolare, da parte di donne immigrate musulmane che, per ragioni culturali o religiose, hanno necessità di arrivare vergini al matrimonio, ma anche da donne occidentali per un generale ringiovanimento dei genitali o per un desiderio di una seconda “prima volta”. Altre motivazioni sono la riparazione dell’imene perché rotto in seguito a traumi accidentali o la ricostruzione perché non presente fin dalla nascita. In casi selezionati la richiesta è di tipo psicologico per recuperare un’integrità violata senza un consenso consapevole. L’obiettivo è ottenere la sensazione di verginità anatomica. In realtà, l’imene non può essere veramente ricostruito: quello che si può fare è ridurre l’anello imenale. Così come non c’è sempre sanguinamento nella rottura dell’imene originale è possibile che non ci sia anche dopo l’intervento.
Le alternative “bizzarre”
In Egitto è in voga un sapone astringente, in grado di dare la sensazione di una membrana imenale integra: il “verginity soap”. In India, invece, è diffusa una crema vaginale a base di sostanze naturali astringenti, vasodilatanti e antiossidanti, che restituisce la verginità: la “18again”. In Cina, infine, parecchi anni fa era stato lanciato sul mercato l’imene artificiale: un piccolo oggetto che rilascia un liquido simile al sangue. In seguito è stata vietata la vendita per il rischio di infezioni.

dott. Claudio Paganotti

dott. Claudio Paganotti
specialista in Ostetricia e Ginecologia
Istituto Clinico Città di Brescia

paganotti.it

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