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RILEGGENDO OSCAR WILDE

WILDE-GIUGNO2015

Gli aforismi dello scrittore irlandese sono una pietra miliare della letteratura. La nuova edizione di Feltrinelli ci dà l’occasione per riassaporarli.

Aforismi – Oscar Wilde – Feltrinelli

Una società che non perdona i sognatori, ma semmai i criminali. La realtà abbozzata da Oscar Wilde nei suoi celebri aforismi è un quadro cinico e impudente, una irriverente vetrina di caricature tra disillusioni e ironia. Parole condite di un sarcasmo direttamente figlio della travagliata esperienza di vita dell’autore irlandese, tra gli studi, i salotti e il drammatico periodo del carcere: tappe che ne hanno scandito i giorni e dettato il pensiero. Difficile non aver mai sorriso, o magari riflettuto, davanti ad uno scritto di Oscar Wilde. Una firma che si spende nelle occasioni più disparate, dai biglietti romantici ai claim aziendali, garanzia di un messaggio efficace e arguto. Ma quella di Wilde è soprattutto una firma che si lascia amare il cui obiettivo non risiede tanto nella morale, ma nella ricercatezza, nel gioco stilistico, nella bellezza dell’arte. La raccolta di aforismi, pubblicata recentemente nella nuova edizione di Feltrinelli curata da Silvia Mondardini, è quindi un’occasione per rivivere una storia per larga parte già nota e saperla apprezzare anche con gli occhi di oggi. È un espediente per entrare nel vivo dello spirito di uno scrittore che non cessa di incontrare i favori dei lettori di tutti i tempi. Diverse le sezioni nelle quali vengono idealmente catalogati gli aforismi, alcuni nati come tali, altri estrapolati da opere narrative: Uomini, Donne, Arte, Vita, Genitori, Matrimonio, Amore, Religione, Condotta, Politica, Apparenze, Istruzione, Fumo, Giovinezza, Vecchiaia, Peccato, Egoismo, Parenti, Piacere, Ricchezza, Povertà, Amicizia, Verità, Storia, Società, Genio, Bellezza, Emozioni, Lavoro e infine Prigione. Non manca niente dunque per un tuffo a tutto tondo nel pensiero di Wilde. La sua scrittura è votata al paradosso, al continuo, sorprendente, capovolgimento della realtà. È come l’esercizio di una mente brillante che non si pone limiti nel sovvertire l’ordine delle cose e parlare al suo pubblico, ora come allora, con la stessa forza comunicativa. Sferzante, audace, al veleno. E lo fa con la classe innata del dandy e quindi il desiderio di destare meraviglia, ma anche attraverso le cicatrici di una sofferenza autentica, impareggiabile lezione di vita. La sua “stravaganza” nella condotta, oltre che nella scrittura, ne fanno più volte vittima della censura. Ma il suo stile tagliente e indomito suona oggi come un affascinante viaggio nel piacere della conoscenza.

di Stefania Vitale

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