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ALFRED HITCHCOCK E LE TRACCE DEL BRIVIDO

Alfred Hitchcock e le tracce del brivido - DENTROCASA giugno 2019

 

Al Museo della Grafica di Pisa, una mostra sui backstage dei film-icona del maestro.

nell’immagine: Alfred Hitchcock regge un ciak durante le riprese di Psyco (1960) Psyco © Universal Pictures • Tippi Hedren nella celebre scena dell’attacco alla scuola nel film Gli uccelli (1963) Gli uccelli, 1963
© Universal Pictures • James Stewart spia fuori dalla finestra con un teleobiettivo ne La finestra sul cortile (1954) La finestra sul cortile, 1954 © Universal Pictures.

L’ angoscia di Melanie che si divincola nella cabina telefonica assediata dagli uccelli, ma anche il terrore scolpito sul volto di Marion, presa a coltellate da dietro la tendina della doccia. Impossibile non essersi mai imbattuti in queste due scene icona della storia del cinema: immagini entrate ormai di diritto nell’immaginario collettivo, ma che continuano a preservare la propria forza e il proprio fascino. “Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures” è il tema della mostra allestita al Museo della Grafica di Pisa per rendere omaggio alla figura del grande regista di origini britanniche.

Doris Day e James Stewart ne L’uomo che sapeva troppo (1956) L’uomo che sapeva troppo, 1956 © Universal Pictures.
Doris Day e James Stewart ne L’uomo che sapeva troppo (1956) L’uomo che sapeva troppo, 1956 © Universal Pictures.

Universalmente riconosciuto come il maestro del brivido, Hitchcock rivive negli spazi di Palazzo Lanfranchi attraverso 70 fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della prestigiosa Major americana, per accompagnare il pubblico direttamente nel backstage dei suoi film più famosi. L’esposizione, curata da Gianni Canova e prodotta e organizzata da ViDi, getta luce sulle grandi innovazioni introdotte dal maestro in campo cinematografico, sugli effetti speciali utilizzati nelle scene più celebri, ma anche su alcune curiosità riguardanti gli attori e la sua stessa vita privata.

Suspense è la parola chiave della narrazione hitchcockiana. Per i protagonisti dei film l’incubo si fa strada solo gradualmente, mentre gli spettatori, vivendo in anticipo alcuni eventi della storia, avvertono molto prima la certezza del pericolo. Non c’è effetto sorpresa, dunque, ma il sinistro insinuarsi di un’inquietudine che muta presto in vera e propria paura. In più, il regista dosa molto bene il tempo del racconto, talvolta contraendolo e talvolta dilatandolo, espediente questo che contribuisce in modo determinante a tenere viva la tensione.

È il “caso” molte volte a rompere l’ordine delle cose imperversando in una serie di vicende apparentemente “normali”. Il genio sta proprio nel volgere al suo scopo storie e personaggi dando vita a trame che si fanno improvvisamente avvincenti, creando attesa in ogni singolo fotogrammo e adottando anche un personalissimo stile di montaggio. La mostra pisana passa in rassegna i principali capolavori di Hitchcock prodotti appunto dalla Universal Pictures.

La famosa scena della doccia con Janet Leigh in Psyco (1960) Psyco © Universal Pictures.
La famosa scena della doccia con Janet Leigh in Psyco (1960) Psyco © Universal Pictures.

Primo fra tutti “Psyco” (1960), una delle sue opere più controverse che riuscì a battere tutti i record di incassi e fece addirittura fuggire il pubblico dalle sale cinematografiche. Una sala del Museo della Grafica è dedicata a “Gli uccelli” (1963), film in cui il regista introdusse numerose novità nel campo del suono e degli effetti speciali, con ben 370 trucchi di ripresa. Non poteva mancare “La finestra sul cortile” (1954) con la celebre storia di James Stewart nei panni di un fotoreporter che, costretto sulla sedia a rotelle per una frattura a una gamba, spia le vite dei vicini di appartamento.

Citiamo infine “La donna che visse due volte” (1958), con la travagliata storia d’amore ambientata nei luoghi più famosi di San Francisco. Una sezione della mostra è dedicata alla musica, con le più celebri colonne sonore che hanno accompagnato i film di Hitchcock, divenendo componente fondamentale nella progressiva costruzione del senso di sospensione della trama.

L’esposizione si chiude poi idealmente con le simpatiche apparizioni del regista all’interno delle scene, i cosiddetti cammei che, nati come poco più che una gag, acquisirono nel tempo un valore quasi scaramantico: l’attesa del pubblico si era fatta tale che il regista preferì poi inserirli nei primi minuti del film per evitare che gli spettatori si distraessero troppo durante la proiezione. Il brivido è servito…

 

info:
www.museodellagrafica.unipi.it
fino all’1 settembre 2019

 

di Stefania Vitale

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