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ARSHILE GORKY, SIMBOLOGIA E ISTINTO

Alla Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia – una grande monografica dedicata all’artista di origini armene.

fino al 22 settembre 2019
capesaro.visitmuve.it

nell’immagine: The Liver is the cock’s comb Oil on canvas, Collection Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, New York, Gift of Seymour H. Knox, Jr., 1956, image courtesy Albright-Knox Art Gallery.

Il lessico di Arshile Gorky è intriso di evocazioni e rimandi: energia creativa ai margini di una vita breve e tormentata. L’artista di origini armene, attraverso le sue opere, percorre la complessità di una esperienza segnata, prima, dalla fuga dalle atrocità dell’esercito ottomano, poi dal trasferimento negli Stati Uniti (e quindi dal contatto con un mondo del tutto estraneo) e in seguito anche dalle conseguenze di un incendio e da diversi problemi di salute.

Un repertorio di ricordi che riaffiora di continuo ai confini della sua arte, a metà strada fra il continuo confronto con il giogo del passato e l’urgenza insistente di una creatività proiettata sul futuro. “Arshile Gorky: 1904-1948” è il tema della mostra allestita nella meravigliosa cornice della Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia – e visitabile fino al 22 settembre.

Apple Orchard 1943–46 pastel on paper Collection Agnes Gund, ph Genevieve Hanson.

 

Si tratta della prima ampia retrospettiva mai realizzata in Italia sulla figura di questo artista, preso in esame attraverso un’ottantina di opere, fra dipinti e disegni su carta, provenienti tutti da prestigiose collezioni internazionali, istituzionali ma anche private, come la Tate di Londra, la National Gallery of Art di Washington DC, il Whitney Museum of American Art di New York o il Centre Pompidou di Parigi.

A corollario dell’esposizione, anche un film diretto da Cosima Spender, nipote di Gorky, che riunisce le testimonianze di alcuni esponenti contemporanei, e qualche filmato inedito che ritrae l’artista nella sua quotidianità. Un excursus a tutto tondo, quindi, che mira a evidenziare le tappe di un cammino percorso in stretta sintonia col proprio tempo e contrassegnato da strappi interiori, transiti, “scoperte”.

Portrait of Master Bill oil on canvas, 1937, private collection.

 

Passaggi che echeggiano rumorosi e misurati su tele affollate di soggetti e oggetti, in libere associazioni che non volgono mai in un’unica direzione. La vocazione di Gorky per la contemporaneità è leggibile nel suo frequente accedere a modelli precedenti e orientarli su alti livelli di personalizzazione, fino al conseguimento di uno stile assolutamente unico.

Si toccano così orizzonti che, se da una parte traggono linfa dal conosciuto, dall’altro irrompono sulla scena come approdi inediti, facendosi chiaramente portatori di una rinnovata vitalità creativa.

L’esposizione veneziana, curata da Gabriella Belli, storica dell’arte e direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, e da Edith Devaney, curatrice alla Royal Academy of Arts di Londra, ma realizzata in stretta collaborazione anche con The Arshile Gorky Foundation e con i membri della famiglia, rappresenta quindi un’occasione preziosa per prendere coscienza dell’influenza che Gorky esercita tuttora sull’arte statunitense, e non solo.

Figura cardine del XX° secolo, l’artista funge infatti da ponte ideale fra la scuola europea, che per lui rimane imprescindibile, e i nuovi input della realtà americana, assottigliando le distanze fra due mondi che presentano tratti sempre più comuni, fino a muoversi in osmosi. Sarà anche perché Gorky ama, quasi indistintamente, la pacatezza distensiva della natura, così come il turbinoso fascino del paesaggio urbano.

Landscape-Table 1945, oil on canvas Centre Pompidou, Musée national d’art moderne / Centre de création industrielle, Paris, ph Philippe Migeat © Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palai.

Porzioni di un mondo, il suo, da sempre in costante mutamento, ma nel quale l’approccio col nuovo si commuta puntualmente nell’opportunità di interrogarsi e ridefinirsi come uomo e come artista. Si intravedono in Gorky gli influssi ad esempio di Paul Cézanne, Pablo Picasso e Joan Miró, ma anche di Jackson Pollock, Willem de Kooning e Roberto Matta, rivisti al cospetto di una nuova energia creativa, dalla ritrattistica di famiglia, istintivo omaggio alle insanabili perdite, ai motivi spesso universali delle opere astratte.

Il tutto nel segno di una continua sperimentazione, a volte attuata addirittura su più strati dello stesso dipinto, che se da un lato è identificabile come ossessiva (vedi la reiterazione dell’autoritratto al fianco della madre) dall’altro è invece iscrivibile come profonda ricerca pittorica. Ecco perché, pur muovendosi a metà strada fra la sfera emotiva dell’Espressionismo e l’indagine onirica tipica del Surrealismo, a Gorky va comunque stretta ogni tipo di caratterizzazione artistica. Lezione singolare, la sua, che sfocia dalle ripetute istanze di indagare nella propria interiorità, nell’emergenza di una vitale contaminazione fra istinto e razionalità.

 

 

 

di Stefania Vitale

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