Il collettivo milanese presenta il suo piccolo “zoo colorato”. Lo scarto come radice estetica
Il design dei giovani creativi si fa linguaggio critico e azione di recupero, attraverso un piccolo zoo colorato, fatto di luci, cilindri e metallo. È il “bestiario” di ACQUAFORTE, collettivo milanese fondato da Pietro Blini, Stefano Macali e Sebastiano Verga. Uno spazio collaborativo in cui l’architettura incontra il gesto poetico del riuso.




I loro ultimi prototipi, tre lampade da interno, nascono da scarti edili: non semplici materiali di risulta, ma carotaggi di calcestruzzo, altrimenti destinati allo smaltimento.
Se lucidati con attenzione, questi anonimi e opachi cilindri rivelano superfici materiche e texture affascinanti: mosaici caleidoscopici, fatti di pietrisco e cemento. Veri e propri “diamanti grezzi” che il collettivo decide di esaltare ulteriormente, trasformandoli in solidi basamenti per corpi luminosi.
La natura espressiva di Acquaforte inizia quindi il suo racconto dal cantiere, dove “ruvidi fossili” in calcestruzzo, letteralmente strappati a corpi architettonici e si arricchisce di riferimenti colti e visivi.
Un lavoro coerente, leggero ma anche maturo, che non cerca l’effetto estetico se non come conseguenza della trasformazione. Dove il design diventa atto di cura, e la luce un espediente narrativo, restituendo al calcestruzzo una voce inaspettata nello spazio domestico.
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Giovanni Tomasini - Studio 7B
Interior design, industrial design, web e consulenza in marketing & commerciale
FabLab Brescia, via Pavoni, 7/B Brescia


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