Il progetto, concepito per gli spazi di Palazzo Bragadin, a Venezia, si articola come un campo di tensioni tra forma e dissoluzione
La memoria come processo instabile, stratificato e intrinsecamente politico. “Medea. Fragments of Memory” di Tamara Kvesitadze, è il progetto presentato da Eka Enukidze e Hervé Mikaeloff concepito per gli spazi di Palazzo Bragadin di Venezia. In gioco il dialogo costante tra forma e dissoluzione, presenza e perdita, radicamento e dislocazione.
La figura di Medea – tradizionalmente inscritta nel paradigma tragico – diventa vettore: una soglia, cioè, attraverso cui leggere le dinamiche dell’esilio, della trasformazione e della discontinuità culturale.

La città di Venezia incarna una condizione di precarietà permanente, sospesa tra conservazione e scomparsa. All’interno della mostra le superfici in carta rossa e blu, segnate da fratture e accumuli materici, operano come piani di iscrizione della memoria. Non rappresentano, ma trattengono. La dimensione sonora, sviluppata da Stephan Crasneanscki in collaborazione con Simone Merli, fondatori di Soundwalk Collective, estende ulteriormente il campo percettivo.
Fino al 31 ottobre 2026
tamarakvesitadze.com
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