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ALAN SBAFFI, L’ARTE DELLA PERCEZIONE

Istinto, interiorizzazione e costante sperimentazione: gli elementi di una ricerca che parte da dentro.

Un’arte istintiva che si dispiega in mirate alternanze fra vuoti e pieni, dimensioni che si incrociano in un linguaggio personalissimo, da indagare e da interpretare secondo le proprie attitudini.

È l’opera di Alan Sbaffi, classe 1973, artista che vive e lavora ad Ancona, nel segno di una costante sperimentazione fra minimalismo e desiderio di innestarsi nella contemporaneità, proiettando se stesso nella sua arte.

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Den (nero) 2020, 100x150x4,5 cm;

Come ha scoperto la passione per l’arte?

“Un mio amico dice che non si diventa vegetariani o vegani, ma si nasce. Fin da subito si prova cioè una sensazione di orrore e disgusto nel masticare carne, ma spesso non si riesce ad esprimerla, a metterla a fuoco.

Per questo, dice sempre il mio amico, ci si mette del tempo, a volte, a prendere coscienza di questa pulsione alimentare e al contempo etica, prima di cominciare ad agire di conseguenza. Ad un artista accade qualcosa di simile.

Vedere il mondo da un punto di osservazione unico, sviluppare un punto di vista, volerlo comunicare agli altri e quindi condividerlo sono sensazioni che scaturiscono ancor prima di decidere gli strumenti espressivi e il campo d’azione. Per me è stato infatti così e lo è ancora.

Dopo il diploma di disegnatore tecnico ho iniziato con la fotografia e per anni mi sono occupato di moda: queste esperienze non hanno avuto un valore secondario, ma al contrario hanno contribuito a formare quella che oggi posso chiamare la mia firma o cifra stilistica.

Il mio contatto con la pittura è anche, se così posso dire, la conseguenza di una violazione: non ho frequentato corsi accademici e la mia “grammatica” è il risultato di una sperimentazione che ho condotto soprattutto su me stesso, interrogando e testando le mie abilità e i miei limiti”.

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Den (carne) 2018, 100x120x4,5 cm;

Ha mai seguito dei modelli?

“Osservavo l’arte da ignorante, a naso per così dire, ma poi mi sono creato un gusto personale. All’inizio siamo tutti dei gran copioni. Io ad esempio ero attratto dai nudi di Modigliani e dai suoi ritratti: era un modo per provarmi addosso lo stile di qualcun altro, per trovare la misura giusta, ma poi arrivi al punto che devi realizzare qualcosa che vada oltre, in una direzione o in un’altra.

Quando ho conosciuto l’arte di Cy Twombly sono rimasto letteralmente incantato: mi ha fatto aprire gli occhi e da lì ho iniziato un processo che si genera nell’interiorità.

Tutto ruota attorno alle proprie percezioni: è un fatto mentale. Le mie creazioni non sono una copia del reale ma si tratta di una pratica che consente all’immaginazione di ricalibrarsi continuamente e, cosa fondamentale, di sorprendere sempre me stesso”.

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Legs, 2021, 2020 cm.

Come si approccia all’opera abitualmente?

“Dipingo nel mio studio dove ho concepito uno spazio adatto a me. La scelta dei miei strumenti – nastro adesivo, vernici spray, pellicole, acrilico… – non è sempre consapevole perché preferisco lasciarmi guidare dalle sensazioni”.

Che significato attribuirebbe alla sua arte?

“Per me un’opera non può essere spiegata né contenuta in parole. Mi viene in mente a tale proposito una frase che disse un grande personaggio: L’arte è come il canto degli uccelli. È fatta di motivi, inflessioni, sfumature, variazioni; tutte cose che hanno un certo impatto emozionale e percettivo, ma di cui è proprio impossibile tradurre il senso.

La mia è un’arte evocativa: offre un’esperienza che ci attrae per ciò che rivela di noi stessi. Cercare di piacere a tutti per me è sinonimo di mediocrità, quindi continuerò a dipingere tutto ciò che sono, dico e faccio” conclude Alan Sbaffi.

alansbaffi.com

Stefania Vitale

Stefania Vitale

Caporedattrice

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