L’elogio dell’imperfetto tradotto in scatti fotografici. Dal servizio “unconventional” della sfilata di Saint Laurent ai progetti più recenti nel settore moda
Amedeo Bellini non pianifica: intuisce e scatta. Intercetta un istante, una scena, lasciandosene completamente sorprendere, muovendosi in bilico fra spontaneità e sperimentazione. È così che l’istinto diventa linguaggio visivo rifuggendo la staticità delle immagini e posandosi sulla straordinaria autenticità del singolo attimo.
Dettagli, frammenti in movimento, intuizioni rapide, imperfette. In una parola unicità. Come quella che caratterizza il recente servizio fotografico, realizzato durante la Fashion week di Parigi, alla sfilata di Saint Laurent, immortalata tramite un approccio del tutto “unconventional”.



Il focus è stato completamente spostato riprendendo la passerella addirittura da fuori, attraverso le vetrate. Vuole raccontarci come è avvenuto? “Sono andato alla fashion week parigina per conto mio, senza alcun invito ufficiale a disposizione. L’idea era semplicemente quella di fare qualche scatto fuori dalle sfilate, respirare un’atmosfera che mi piace e divertirmi a cercare soggetti e situazioni da immortalare. Non mi aspettavo di potere vedere la sfilata di Saint Laurent dall’esterno e così mi sono appostato in un luogo sì di fortuna ma sufficientemente strategico per mettere nell’obbiettivo ospiti e modelle in passerella”.
Originario di Mori, un piccolo paese della provincia di Trento, Amedeo Bellini, classe 1993, ha iniziato a fotografare da autodidatta quasi per caso… Come è nata la passione? “Da giovane mi dilettavo a realizzare dei video, ma non avevo mai pensato seriamente alla fotografia. È iniziato tutto durante il lockdown, seguendo il ciclismo in televisione. Dopo il Covid sono rimasto affascinato dagli scatti in movimento dei fotografi sportivi”.


Nelle sue immagini riesce a racchiudere in un’unica scena moda, arte, design e architettura. Per lei la fotografia è una forma d’arte? “Sicuramente. Adoro riprendere e rivisitare anche il contesto. Non amo le immagini statiche, in posa, i ritratti, le forme perfette. Mi attraggono invece il dinamismo, il contorno, il particolare curioso”.
Da autodidatta a professionista in pochi, significativi, step. La macchina fotografica è ormai una fedele compagna per lei? “Sì, ormai mi segue dappertutto. Fuori dalle sfilate, nel caos metropolitano, durante un evento… Se non l’avessi con me ormai mi sentirei a disagio…” conclude Amedeo Bellini.
L’intervista continua su DENTROCASA in edicola e online.
Project Director RITA BAIGUERA
Graphic Designer CRISTINA ZANACCHI
Intervista STEFANIA VITALE


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