La quarta Biennale Internazionale della Fotografia Femminile di Mantova esplora gli istanti sospesi dell’attesa
C’è un’arte vulnerabile, un’arte che attende, gioca con le poche certezze a disposizione e si nutre di aspettative. Un’arte che non fornisce risposte, ma offre spunti. Un’arte che sta sul limitare degli eventi.
“Liminal”, termine che allude al concetto di soglia o spazio indefinito, è il tema della Biennale Internazionale della Fotografia Femminile di Mantova, giunta quest’anno alla sua quarta edizione.


L’appuntamento, che proseguirà per circa un mese (dal 6 al 29 marzo) interessando varie sedi, trasforma la città lombarda in una vetrina d’eccezione di artiste di levatura internazionale focalizzandosi su grandi tematiche sociali o geopolitiche, come l’istruzione, le disuguaglianze di classe e le conseguenze delle migrazioni.
Instabilità, sospensione, disorientamento. Concetti che si fanno ben evidenti, in particolare, nello stile “narrativo” della fotografa tedesca Julia Fullerton-Batten, che alla Galleria Disegno porta gli scatti delle sue straordinarie contorsioniste.
Dimensioni “rarefatte” e una particolare sensibilità estetica denotano pure la grammatica visiva della statunitense Imogen Cunningham, giocata sulla delicata interazione di luci e ombre. A sussurrare un raffinato senso di “indefinito” sono anche le opere della fotografa coreano-australiana Lee Grant.
È così che l’arte sovverte l’ordine stabilito delle cose attraverso un processo che le risulta naturale, anzi congeniale. Un iter che, facendo leva sulle poche verità a disposizione, ridisegna il percorso sin dalle fondamenta abbracciando i tanti input della contemporaneità.
Fino al 29 marzo 2026
bffmantova.com
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Stefania Vitale
Caporedattrice


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