Un universo di ricordi e di sogni, per un linguaggio pittorico poetico e rigoroso
Nel lavoro di Odinakachi Okoroafor (nato a Enugu nel sudest della Nigeria, 1987) la figura umana diventa strumento di introspezione, ponte tra memoria individuale e identità collettiva. Le sue opere nascono da un dialogo costante tra presenza e assenza, tra ciò che vediamo e ciò che resta sospeso, invisibile ma percepibile come un respiro.



Ad esempio in Uloma – parola igbo che significa “casa bella” – l’artista mette in scena un racconto intimo e universale. La figura femminile, seduta in uno spazio domestico fatto di merletti, fiori e pavimenti decorati, è immersa in un ambiente di apparente armonia. Tuttavia, dietro la grazia dei colori e la ricchezza dei dettagli si nasconde una tensione silenziosa. Lo sguardo della donna non cerca lo spettatore, ma si perde verso l’interno, in una dimensione di malinconica sospensione.
Ogni opera è una narrazione silenziosa: l’artista non impone mai una verità, ma lascia che sia lo spettatore a completare la storia, a proiettarvi le proprie emozioni. Così, i suoi ritratti diventano specchi, riflessi di ciò che ciascuno di noi riconosce come umano.
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Gianbattista Bonazzoli
bonazzoli99@gmail.com
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