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I TAPPETI DI VILLAGGIO

07/09/2016

Nell’immagine: Autentico Prepedil (perepedil) Caucaso – distretto di Kuba – metà XIX° secolo.

Una autentica fusione di influssi stilistici, tra tradizione popolare ed innovazioni decorative.

La sedenterizzazione di storiche Tribù di Asia centrale, Caucaso, Turchia ed Iran, fortemente voluta dai rispettivi governi, portò alla naturale mutazione di abitudini ed usi locali. Se i primi manufatti annodati vedono la luce in seno ad ambito famigliare e nomade, è tuttavia nel “villaggio” che simboli, elementi decorativi e colori codificano una serie di nuovi tappeti.

Tappeti di villaggio, dunque, annodati da tessitori sedentari e “timidamente” organizzati, evoluti in relazione a quelli nomadi, ma ben lontani dalla esclusiva produzione di laboratorio.

L’organizzazione all’interno del villaggio è semplice: le donne di ogni nucleo famigliare si occupavano della realizzazione, mentre il capofamiglia nei suoi numerosi contatti con il “mondo esterno” si impegnava nella vendita nel locale bazaar. Erano essenzialmente tappeti di piccolo formato poiché implicavano telai di facile montaggio e potevano essere trasportati al mercato a dorso di un animale.

Dal XIX° secolo le singole annodatrici si riuniscono in gruppi, formando una sorta di corporazione portando alla definizione di uno stile decorativo proprio del villaggio. Seppure in maniera “rudimentale” questi tappeti emulano e reinterpretano i celebri tappeti “urbani”, caratterizzati  da una tecnica esecutiva maniacale (con disegno a medaglione o a preghiera). Nel corso dei decenni questa rilettura li renderà autentiche opere d’arte.

Sono tuttavia i colori il plus dei tappeti di villaggio, soprattutto se paragonati con i sobri ed eleganti tappeti di corte. Una gamma cromatica infinita: il colore rosso e la gamma dei blu e dei gialli vengono trattati con naturale irriverenza. Mai uguali tra loro, non tanto per scelta stilistica quanto per l’incapacità a codificare un metodo di tintura che dia lo stesso risultato e la medesima sfumatura.

Ogni tintura è differente e differenti le gradazioni e la temperatura di ogni colore. Da un “difetto” esecutivo nasce così l’arma vincente di questi tappeti. Vengono sperimentati coloranti naturali, dalla cocciniglia (piccolo insetto), alla robbia (radice) per i rossi carichi, lo zafferano per i gialli,  l’indaco per la gamma di azzurri.

Possiamo azzardare che la decorazione dei tappeti di villaggio è palesemente “geometrica”, per la maggiore facilità esecutiva di elementi rettilinei. L’adozione di curve e rotondità presupponeva una dotazione tecnica estranea all’ambito tribale.

Nei manufatti è inoltre facile imbattersi in numerosi “errori” esecutivi frutto di varianti repentine ed imprevedibili. La realizzazione della decorazione era unicamente guidata da intuizioni e creatività.

Tappeti dalla forte carica espressiva, di genere, ma mai uguali e scontati. Autentiche icone dell’artigianato di qualità che non raramente sconfina in arte pura.

Arch. Jim Lo Coco

Arch. Jim Lo Coco

Consulente Tecnico del Tribunale di Brescia e docente di storia del tappeto orientale.

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