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4 DOMANDE AD ANTONIO GARDONI

ANTONIO GARDONI GENNAIO 19

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, intervista l’architetto e designer che vanta prestigiose collaborazioni internazionali.

 

Intraprendere il percorso del designer è come un viaggio spettacolare e ricco di emozioni, ma la destinazione è ignota e la strada tortuosa. Lo sappiamo bene, è scritto dietro al biglietto! In questo senso possiamo definire Antonio Gardoni come un esperto esploratore.

Architetto e designer, può vantare infatti una consolidata esperienza internazionale: collabora con Ron Arad, ha fondato uno studio a Londra e uno a Pechino, oltre ovviamente a quello in Italia.

Ha scritto il libro “Food by Design” e ha lanciato il brand di profumi custom made “Bogue- profumo”; progetta oggetti di design, spazi commerciali ed esperienziali. Si avvalgono della sua consulenza di Art Director aziende del calibro di Levi’s, Google e Nike.

• Antonio, hai puntato molto all’internazionalizzazione della tua professionalità, soprattutto fra Italia, Inghilterra e Cina. Quanto è importante oggi per un giovane designer intraprendere una ricerca personale all’estero?

“Per un giovane designer, come per ogni persona, sono importanti la curiosità, il senso d’avventura e l’amore per la scoperta, in una grande città internazionale come in un quieto paesello di montagna. Io ho sempre amato trovarmi a casa in luoghi molto diversi e ho tentato di costruire il mio racconto sotto cieli esotici e nostrani”.

• Molti dei tuoi progetti hanno un forte contenuto emotivo e culturale, quasi in contrapposizione al “freddo” mondo hi-tech. Quanto conta la creatività e quanto la tecnologia in un progetto di successo?

“La tecnologia migliore è invisibile e aiuta le forme ad avere contenuto e funzione; resa esplicita è una sorta di pornografia che può essere molto eccitante quanto noiosa. Se un pensiero di progetto è realmente contemporaneo integra il saper fare più antico con mezzi del presente senza affidare ad un solo strumento in evoluzione tutto il suo valore”.

• Tanti architetti sono anche designer… Chi studia architettura ha forse una marcia in più?

“La scuola è un’opportunità tradizionale per incontrare maestri e confrontarsi con colleghi appassionati. L’architettura è un luogo dal quale imparare storia e futuro. Rispetto al puro design ha forse più attitudine a confrontarsi con la realtà, implica saper leggere lo spazio e quindi tutto ciò che richiama il comfort e la sensibilità”.

• Un consiglio ai giovani designer e un consiglio alle aziende italiane?

“Lavorare meno possibile e investire nella qualità della vita, stando attenti agli stimoli e ai piaceri che danno forma alla conoscenza e all’esperienza. Circondarsi di persone non direttamente funzionali al prodotto o al profitto e ripassare la storia di Adriano Olivetti…

Le aziende dovrebbero ricercare una qualità più concreta, che deriva anche dall’essere virtuosi a tutti i livelli: concepire il valore della differenza partendo sempre dal presupposto dell’eccellenza”.

tomasini

di Giovanni Tomasini

Studio7B – interior design, industrial design, web e consulenza in marketing & commerciale.
FabLab BRESCIA, via Pavoni, 7/B Brescia

studio7b.it

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