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FABIO NOVEMBRE E LA LIBERTÀ CONSAPEVOLE

fabio novembre

Un creativo fuori dagli schemi, una firma di primo piano ma anche un padre affettuoso…
Fabio Novembre si svela ai “microfoni” di DENTROCASA

Eccomi qui, immersa nel traffico di Milano, sotto una pioggia torrenziale che profuma d’autunno… Direzione: Studio Novembre, via Perugino. Arrivata, un giovane mi fa strada nel cuore di un grande capannone dall’anima industriale con lunghe scrivanie, molte persone all’opera e qua e là oggetti disegnati dallo stesso Fabio Novembre. Salgo sul soppalco: quello è il suo ufficio. Lui arriva pochi minuti dopo…

Beh, l’architetto Novembre è un personaggio incredibilmente interessante per le sue capacità artistiche ma è anche decisamente un bell’uomo! Il suo modo di porsi è scanzonato, per nulla impostato, e inaspettatamente entriamo subito in confidenza. Sei un designer anti-convenzionale e i tuoi oggetti appaiono decisamente fuori dagli schemi.

Quanto è fondamentale per te l’unicità? “Non so cosa siano le convenzioni e nemmeno i recinti perché caso mai sarei interessato a scavalcarli. Se c’è una cosa che mi ha sempre caratterizzato, questa è la libertà… Di decidere, di accettare o no un lavoro, di farlo mio”.

Una libertà che non è arrivata quindi dopo il successo ma che ti ha caratterizzato da subito. Ho capito bene? “Certo che sì, l’ho imposta! Se all’inizio cedi alle mediazioni, te le porti con te tutta la vita. Da ragazzo non hai necessità di scendere a compromessi perché non hai nulla da perdere. Ora per me le cose sono in parte diverse e magari ci penso un attimo di più perché ho uno studio e delle responsabilità. Ma la mia è una libertà psicologica: non ho mai pensato di arricchirmi con questo lavoro. Se avessi voluto arricchirmi avrei fatto il trafficante di droga a Medellìn (ironizza, ndr). Il mio lavoro è libertà di espressione non profitto. Se lavori bene, il profitto arriva, ma se miri solo a quello è un disastro!”

Come hai selezionato i ragazzi che lavorano per il tuo studio? “Questa è una domanda bellissima! Il 100% delle persone che lavorano qui non le ho assunte io”.

Hai delegato? “Si assumono da soli! (sorride, ndr). Non scherzo, non ho mai fatto un colloquio. È come un organismo che si auto-alimenta. Non sono un buon capo: ciascuno dev’essere libero di fare quello che vuole… E questo organismo funziona e si rinnova da solo. Le persone qui sono anche super coinvolte nei conti dello studio e a dire il vero sanno più di me quanto guadagno! Il “mio” è un’utopia: nulla è veramente nostro e tutto è precario. Come il concetto del tempo… L’idea umana del per sempre è un’utopia, come il non volersi arrendere al fatto che tutti abbiamo una deadline”.

AND: il volume fende l’aria creando turbolenze emotive;
AND: il volume fende l’aria creando turbolenze emotive
EUR per Kartell: sgabello ispirato al Palazzo della Civiltà Italiana di Roma
EUR per Kartell: sgabello ispirato al Palazzo della Civiltà Italiana di Roma
ORG per Cappellini: tavolo - l’illusione ottica di un piano di cristallo trasparente che fluttua su gambe di corda.
ORG per Cappellini: tavolo – l’illusione ottica di un piano di cristallo trasparente che fluttua su gambe di corda.

Hai costruito la casa accanto allo studio o lo studio accanto alla casa? “Non riesco a pensare ad uno spazio che scinda le due cose. In questa situazione ho solo messo delle membrane a separare i due ambienti, ma qualche anno fa non avevo distinzione. Poi la mia ex moglie mi disse “O cambiamo casa o ti lascio” e quindi ho creato uno spazio più adatto ad una famiglia. Ma per me la cosa fondamentale è veder crescere le mie bambine, averle vicine, lasciarle libere di entrare e uscire, di imparare anche semplicemente essendo presenti…”

Quando hai deciso che questa sarebbe stata la tua strada? “Non avrei mai immaginato di fare l’architetto. Ho scelto Architettura perché in quel momento discipline umanistiche e scientifiche erano ben bilanciate”.

Disegnavi già? “Io non so disegnare! Uscito dall’Università non avrei potuto fare esperienza negli studi perché non mi avrebbero preso. Gli esami progettuali erano di gruppo, io ero quello che metteva l’idea!”.

Quindi le tue capacità oratorie vanno in qualche modo a compensare altro… “Se tu giri le cose dal lato buono sono tutte belle! Nessun limite ci deve fermare…”.

Come vedi il mercato del mobile, che evoluzione avrà con l’avvento dei social e degli acquisti on line? “Sono realtà che tutto sommato hanno ancora un potere inespresso. In futuro ci saranno molti più acquisti on line e tutto sarà più social. Non è solo una questione di mentalità ma di comodità. Nulla si perderà: si vorrà solo ampliare l’offerta. Andiamo verso la multi opzione e chi ha puntato tutto sui negozi per strada farà fatica. Cambierà il modello di riferimento, si offriranno esperienze, qualcosa di diverso dalla vendita fine a se stessa”.

Quindi starà ai rivenditori trovare il modo per reinventarsi? “Sicuramente! È un mondo che va cambiando sotto i nostri occhi ma l’uomo si adegua con una facilità che neanche t’immagini. Siamo esseri assolutamente adattabili. L’uomo è fatto per andare in avanti, non è nato per stare fermo”.

Con quali aziende hai collaborato per questo Salone del Mobile? “Con tante in realtà: Kartell, Riva1920, Lea ceramiche…”

Lo interrompo… Riva1920? Ti ho sempre visto lontano dal legno… “Lo so, però Maurizio Riva, ha una tale passione che mi ha coinvolto e contagiato… Non lo trovo contradditorio, è solo capacità di evolversi verso nuove direzioni. A seconda della storia che devi raccontare adegui gli strumenti. Non c’è un materiale che preferisco. Sono assolutamente laico, mi va bene tutto. Viva tutto! Tra l’altro il mio primissimo prodotto di design era in legno: una sedia grazie alla quale vinsi anche un premio, un pezzo di alta ebanisteria. Ma il legno l’ho sempre respirato: mio padre aveva un negozio di arredamento con annessa falegnameria” conclude.

La conversazione con l’architetto Fabio Novembre è stata quasi un’esperienza multisensoriale. Mi sono confrontata con un personaggio eclettico, lontano dagli schemi, ma che si emoziona parlando delle sue figlie e del suo ruolo di padre. Del mondo ha una visione molto personale e nell’anima ha una poliedricità inesauribile che incanta chi ha di fronte. Me ne sono andata sorridendo, pensando una sola cosa: VIVA TUTTO!

cristina giorgio

Cristina Giorgi
Spazio metodo
cristina.giorgi@dentrocasa.it
cristina@spaziometodo.it

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