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FENOMENO BANSKY

BANSKY

A Palazzo dei Diamanti di Ferrara oltre 100 pezzi di Bansky, il genio della street art.

Nell’immagine: Love is in the air (Flower Thrower) 2003; serigrafia su carta, 50×70 cm. Collezione privata

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Girl with balloon 2004-2005; serigrafia su carta, 76×56 cm. Collezione privata.

Uno schiaffo morale, anzi di più, un pugno nello stomaco, un colpo che arriva dritto a segno e non lesina effetti.

È noto come Bansky, si presume abbia poco più di quarant’anni e sia originario di Bristol, città che ne ha ospitato i primi lavori, ma la sua vera identità non è proprio dato conoscerla.

Di certo è il più famoso artista globale dei nostri tempi.

Esplosivo, irriverente, assolutamente anticonvenzionale, rappresenta la sintesi perfetta tra la pop art, il graffitismo e il mondo digitale.

Bansky è ormai un fenomeno di portata mondiale per i suoi tanti, accorati, messaggi di denuncia verso il sistema e verso lo stesso mondo dell’arte che non perde occasione di contestare o “smascherare”.

Per questo attraverso il suo sito Internet bolla immancabilmente come fake le mostre che gli enti museali e le gallerie ripetutamente e con “devozione” gli dedicano.

Non è rimasta “indenne” nemmeno la grande rassegna dal tema “Un artista chiamato Bansky” ospitata a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, in collaborazione con Ferrara Arte, e curata da Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa.

Si tratta quindi di una mostra non autorizzata ma solo perché “l’artista – precisa l’organizzazione – non è in alcun modo coinvolto”.

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Nola 2008; serigrafia su carta, 76×56 cm. Genova, Collezione privata Stefano Agnese.

Il materiale esposto, oltre 100 opere e oggetti appartenenti interamente a collezioni private, è in realtà del tutto originale e traccia in maniera esaustiva le diverse tappe della produzione di Bansky: dipinti, stencil, serigrafie e anche realizzazioni provenienti da Dismaland (il suo parco divertimenti “non adatto ai bambini”) come, ad esempio, la scultura Mickey Snake raffigurante Topolino inghiottito da un pitone.

Ambito d’azione privilegiato di Bansky è la street art, visti i suoi tanti interventi clandestini sui muri delle città (a evocare “favole” metropolitane ma anche a far schizzare alle stelle il costo degli edifici) o le incredibili performance a scena aperta e rigorosamente in incognito, come quando si è finto venditore ambulante nel cuore di Venezia.

Ma negli anni non sono mancati impensabili blitz nei più celebri musei del mondo, come il Louvre di Parigi o il Moma di New York, dove ha omaggiato Andy Warhol (di cui ammira e ricalca la concezione seriale dell’arte) appendendo di persona l’opera raffigurante un barattolo di pomodoro.

Obiettivo: fare leva sull’immediatezza di supporti fruibili, schietti, autentici, nel segno della più completa libertà di espressione.

È l’arte che fuoriesce da ogni dogma semantico, da qualsiasi logica di mercato e che, sempre nell’ottica d Bansky, fa raggiungere la meritata visibilità ad un messaggio di grande rilevanza sociale.

La notorietà dell’artista è infatti anche figlia della sua estrema attenzione per l’attualità.

Ne sono esempio autorevole la recente opera dedicata all’uccisione di George Floyd, ma anche la pazza trasformazione del bagno di casa da parte di fantomatici topi a celebrare lo smartworking anti-Covid e, sempre in tema di pandemia, l’omaggio a medici e infermieri, i veri supereroi dei giorni nostri in grado di spodestare Batman e l’Uomo Ragno nell’immaginario dei bambini.

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Love Rat 2004; serigrafia su carta, 50×35 cm. Collezione privata.

Bansky infrange le regole per riaffermare ogni volta le sue battaglie contro le disuguaglianze, il razzismo, l’ipocrisia del consumismo e il controllo sociale.

Lo fa alla sua maniera, dirompente, a tratti smodata, quella che si ritrova in alcuni pezzi divenuti iconici in mostra proprio a Ferrara. Citiamo Girl with baloon, ritraente una bimba che abbandona nostalgicamente un palloncino a forma di cuore, opera tra le più poetiche della produzione dell’artista e risultata la più amata dai britannici.

Ma si possono ammirare anche Love is in the air, serigrafia che riproduce su fondo rosso lo stencil apparso nel 2003 sul muro di divisione fra israeliani e palestinesi, e Grannies, con la figura di due anziane signore che lavorano a maglia all’ora del the tessendo, neanche a dirlo, chiari messaggi di ribellione.

Bansky spazia dunque dalla cronaca alla realtà con la forza dissacrante e ironica di un linguaggio provocatorio e senza barriere.

Per misfatti d’arte dispettosi e spiazzanti come i suoi “amici” ratti…

fino al 27 settembre 2020. Giorni di apertura e modalità di visita della mostra seguono le disposizioni governative in tema di contenimento del COVID-19.

Per info:

palazzodiamanti.it

 

 

 

di Stefania Vitale

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