Un dialogo continuo tra ciò che resta e ciò che si trasforma
C’è un momento, entrando in questa casa nel Torinese, in cui il tempo sembra sospendersi. Non per nostalgia, ma per equilibrio: quello sottile tra ciò che è stato e ciò che oggi abitiamo. La residenza, oltre 650 metri quadrati distribuiti su cinque livelli, si sviluppa come un racconto verticale in cui ogni piano aggiunge un capitolo, senza mai interrompere la narrazione.




L’edificio, risalente ai primi del Novecento, non è stato semplicemente restaurato: è stato reinterpretato con rispetto e precisione. Le tracce del passato — volte, affreschi, dettagli costruttivi — non sono quinte sceniche, ma presenze vive che dialogano con interventi contemporanei misurati, mai invasivi. Il risultato è uno spazio che non contrappone epoche, ma le sovrappone con naturalezza.
Il percorso comincia da un ingresso raccolto, quasi introverso, che prepara alla scoperta. Poi lo spazio si apre e si sviluppa in altezza: la scala diventa una sorta di spina dorsale, un elemento dinamico che accompagna lo sguardo e il corpo lungo tutta la casa. Salire non è solo spostarsi, ma cambiare prospettiva.




A tenere insieme tutto è una regia invisibile ma fondamentale: quella tecnologica ed energetica, che rende la casa efficiente e contemporanea. Così, tra memoria e innovazione, questa residenza costruisce un’idea di abitare che non è statica né celebrativa, ma viva, mutevole e profondamente quotidiana.
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Supervisione lavori, direzione artistica, progetto architettonico e di interni BOTTEGA STUDIO ARCHITETTI
Foto FABRIZIO CARRARO


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