A villa San Michele di Anacapri, il mare si fonde con il cielo e i colori del giardino mutano con le stagioni in un’atmosfera senza tempo apparente
Il verde del giardino alle pendici del monte Barbarossa, ad Anacapri, caratterizza villa San Michele, la residenza di Axel Munthe. Il celebre medico svedese vi trascorse buona parte della vita. Verso la fine dell’Ottocento, iniziò i lavori di costruzione del suo capolavoro architettonico e botanico.




Il nucleo primitivo della villa era costituito dal piano terra, da un’altra abitazione sovrastante, senza un preciso progetto iniziale.
Gli archi romanici conservano l’euritmia di chiostrini, pervasi d’un privato laicismo. E poi, i protagonisti assoluti: il mare e l’aria, la brezza che sale dal basso ed accarezza le fronde degli alti cipressi piantati ”durante una notte di luna piena”.
Nel giardino, anfore e crateri, rocchi di colonne e busti imperiali spuntano tra i viali in ascesa del parco romantico che sfugge a ogni regola se non quella dell’empatia e della natura che tutto modella e riordina.
Lontano dal continente, Axel Munthe volle la granitica sfinge a sorvegliare l’incolumità del silenzio e della meditazione. Posta nell’angolo più prominente della loggia della cappella, invita a godere di un panorama unico al mondo.




Nelle stanze, è una profusione di memorabilia: sculture lignee s’alternano a colonne a busti imperiali. Nella breve teoria delle sale al piano superiore, gli arredi sono il corollario del bianco assoluto delle pareti, interrotte da frammenti lapidei o di capitelli compositi.
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Foto ROBERTO PIERUCCI
Testo TEOBALDO FORTUNATO


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