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IL DESIGN SCANDINAVO

design scandinavo

La nuova “cultura del mobile” inaugurata dal danese Kaare Klint.

nell’immagine Armchair 401 e Armchair 402, 1933. Design Alvar Aalto per Artek.

Tra i due estremi nel disegno del mobile nel periodo fra le due guerre, la haute ébénisterie di Ruhlmann e il modernismo asettico di Le Corbusier e dei disegnatori del Bauhaus, vi era una via di mezzo.

Questa fu felicemente imbroccata da Kaare Klint, colui che diede origine allo stile scandinavo. Il designer olandese divenne popolare negli anni 1930 e dopo il 1945 “dilagò” in tutta Europa e nell’America del Nord.

Con la sua opera riuscì a cogliere quella sorta di filo rosso che attraversa tutta la “cultura del mobile” concepita come autonoma, non soggetta agli stili e alle mode.

Klint sceglie ed elabora tipologie del passato traducendole in una morfologia prettamente moderna, una sorta di re-design, nell’accezione migliore del termine, peraltro di grande attualità al giorno d’oggi: una ragionevole via di mezzo tra il puro eclettismo storico e le più irrazionali fantasticherie futuribili. Se lo stile di Klint si basa, oltre che sulla storia, soprattutto sull’antropometria, quello di un altro fra i più significativi designer danesi, il più giovane Finn Juhl, si basa sulle contemporanee esperienze dell’arte astratta ed in particolare sull’antropomorfismo.

Altri precursori del design nordico da citare sono Carl Malmsten, Bruno Mathsson, Børge Mogensen, Hans Wegner, Arne Jacobsen, Erik Gunnar Asplund, Alvar Aalto. La componente produzione del design scandinavo discende direttamente dal progetto, tanto da essere definita “artigianato meccanizzato”.

Senza presentare particolari innovazioni, si fonda sulla curvatura, sulla tornitura del legno e sulla curvatura del compensato che permette nuove forme che si possono ricavare da un’unica lastra e quindi mantenere una certa continuità unita all’elasticità del prodotto.

La componente vendita, pur di raggiungere la massima quantificazione, muove invece dal consenso popolare, dal “consumo”; in base ad esso stabilisce particolari sistemi, che sollecitano modalità e tempi di “produzione” fino a raggiungere ed influenzare persino la progettazione. L’associazione svedese dei consumatori KF creò un proprio studio di architettura, un ufficio di consulenza per l’arredamento e proprie falegnamerie. Inoltre istituì scuole, laboratori e biblioteche.

Tutto ciò sembrerebbe correggere le distorsioni dovute all’economia di profitto, capovolgere il processo produzione-consumo, individuare una committenza alternativa, o quantomeno criticamente avvertita, e infine far coesistere la qualità del prodotto ed un prezzo socialmente accessibile. Ma evidentemente non è bastato a fissare stabilmente le sorti di una produzione nazionale che successivamente è entrata in crisi.

 

Ezio Ramera

 

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