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IL TEMPO DEL RISVEGLIO

IL TEMPO DEL RIVEGLIO

Appunti e immagini di un viaggio intimo nell’arte dal fronte estetico. Suggestioni per orientarsi ai tempi del Covid-19.

nell’immagine: After Bike, 2013, in occasione dei Mondiali di Ciclismo a Firenze Esposizione Biennale di Firenze • Io devo Brillare, 2017, Opera in permanenza presso gli Spedali Civili di Brescia. Esposizione Biennale Internazionale di Arti Visive Venezia.

 

“Ammiro chi resiste,
chi ha fatto del verbo resistere
carne, sudore, sangue
e ha dimostrato senza grandi gesti
che è possibile vivere,
e vivere in piedi anche nei momenti peggiori.”

Luis Sepúlveda.
Omaggio a un grande maestro scomparso a causa del Coronavirus il 16 aprile 2020

 

Prima di essere un nuovo inizio il risveglio è una fine. La fine improvvisa dei miti del nostro tempo riguardo la sicurezza, la tecnologia, il progresso e la felicità ci dà la misura del lavoro che dovremo compiere per adattarci ai rapidi cambiamenti di cui i media quotidianamente ci informano, senza darci un discernimento critico chiaro ed utile per intravedere quali idee nuove dobbiamo escogitare per capirlo.

È dunque necessario risvegliarci dalla quiete che le nostre idee mitizzate ci assicurano e costringerci ad intraprendere un viaggio alla scoperta di quei paradigmi esistenziali che ci consentiranno di comprendere realmente il mondo in cui viviamo.

In questa nostra epoca di emergenza sanitaria, ormai avanzata, che vivo anch’io sul piano della dura realtà in termini di perdite, di delusioni e spiazzamenti, posso contare su quel “pensiero avventuroso” che ha contraddistinto tante mie ricerche in campo artistico e letterario.

Una sorta di macchina del tempo che mi dà la possibilità di mettere da parte ideologismi e pregiudizi e salvare le idee sane e assopite dal passato, come dal futuro, ed accendere la luce della speranza nelle nostre stanche coscienze.

Io devo Brillare, 2017, immagine catalogo.

Il mio auspicio è che presto si possano abbassare le mani dal volto del dolore per aprire gli occhi e riscoprire l’arte di dare senso e bellezza alla vita.

Apparirà chiaro che non si tratta di cominciare un lavoro nuovo ma principalmente di portare a compimento un lavoro antico che ha portato lustro alla nostra cultura occidentale: risvegliare le coscienze.

“È necessario risvegliare la gente” esordisce in un suo famoso scritto Jacques Lacan, uno dei padri più discussi della psicanalisi. “Questa dimensione del risveglio è assolutamente primaria (…) ce lo insegna l’esperienza (…) ma questo ci impone una vigilanza estrema e un lavoro costante” puntualizza Lacan, lasciandoci un’eredità di pensiero che ci conduce alle soglie di questa nuova condizione di naufraghi delle nostre esistenze.

Bisogna ripensare tutto: la nostra economia, la nostra società, la nostra filosofia. Bisogna porsi delle domande, e più di ogni altra la domanda: come vogliamo vivere?

Il fronte dell’indagine estetica è oggi più che mai legato alla nascita di interrogativi viscerali e gli artisti rispondono consegnando le chiavi di un mondo situato tra il sogno e la realtà. “Gli artisti sembrano non atterrare mai definitivamente sulla terra e quando ci mettono piede, vedono cose mai viste e fanno associazioni che un comune abitante non avrebbe potuto immaginare” scrive Chiara Bertola, storico dell’arte, in un’edizione di “Quaderni sull’opera d’arte contemporanea”.

Betweenthelegs, 2010, Esposizione Torino Galleria Dieffe e Copertina sul Giornale dell’Arte.

I lavori di gran parte degli artisti contemporanei che hanno elaborato soluzioni di sopravvivenza sono stati concepiti attraverso i loro viaggi ai confini della realtà, lontani dai dibattiti e dalle polemiche, dalle opinioni e dai commenti, attraverso “forme” che sostanzialmente rendano possibile “pensare”.

In un momento storico in cui crisi e resilienza sono i poli attorno ai quali ruotano i nostri destini, l’arte può farsi portatrice di messaggi forti e verità universali attraverso visioni e riflessioni che ci coinvolgono. Quella sorta di “distanziamento” esistenziale ed ascetico di cui ci parla Chiara Bertola praticato dagli artisti e ormai necessario per tutta la comunità umana, non è ferita, distacco, ma risveglio.

 

SCHEDA
I contributi fotografici provengono dal mio archivio personale, in cui è raccolta la documentazione dei lavori e delle ricerche portate avanti presso le Accademie di Belle Arti e grazie al Laboratorio di Arti terapie che ho potuto istituire presso gli Spedali Civili di Brescia.

La selezione delle immagini è basata non solo su criteri che riguardano gli eventi artistici, tra biennali d’arte e mostre personali, ma soprattutto sulle emozioni. I sentimenti universali del dolore, della fatica di vivere e del bisogno di rinascere a se stessi animano ogni epoca delle mie riflessioni, ricerche e produzione artistica e rispecchiano di volta in volta un tratto malinconico-ironico della storia più intima dell’umanità.

Partendo da un lavoro molto intimo sul corpo del 2010, Betweenthelegs, per arrivare a toccare il tema dello sport tutto al femminile con After Bike 2013, giungendo poi all’opera pubblica del 2017, Io devo brillare, che rimane in permanenza presso il Reparto Multidisciplinare Breast Unit agli Spedali Civili di Brescia, ho compilato una lista di umani sentimenti sempre in scena sul palco della vita, senza fornire ricette o soluzioni del momento per alleviare l’angoscia dei tempi in cui viviamo.

Lo sguardo di un artista e ricercatore in campo estetico e antropologico è sempre rivolto al futuro, animato da compassione e curiosità nel fare proiezioni, talvolta anche bizzarre, per vedere come “andrà a finire”. Un quesito inquietante ed un lavoro quotidiano che vivo da donna e artista.

I miei compagni di viaggio sono gli studi di tutta una vita, le persone che mi hanno guidato lungo il percorso, dentro e fuori dai libri, lavorando in spazi storico architettonici fantastici, centri vitali di un’Italia forse ancora tutta da scoprire.
“Andrà tutto bene”.

 

 

 

di Barbara Vistarini
barbaravistarini.it

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