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IO, ROBOTTO: L’UOMO E IL SUO DOPPIO

ROBOTTO

Io, robotto: in mostra alla Fabbrica del Vapore di Milano, oltre 100 esemplari di automi da compagnia, dalle origini a oggi.

fino al 19 gennaio 2020
iorobotto.com

Robot per intrattenere, interagire e persino assolvere i compiti dell’uomo. Robot che dell’uomo hanno sempre più le fattezze e addirittura le attitudini: da semplici giocattoli a preziose conquiste tecnologiche, vere e proprie intelligenze artificiali con le quali confrontarsi nella quotidianità. “Io, Robotto – Automi da compagnia” è la mostra allestita alla Fabbrica del Vapore di Milano e visitabile fino al 19 gennaio.

È dedicata a Valentino Candiani, artista e fotografo milanese, che in passato ne fu già art director e che diede un contributo fondamentale nell’individuazione del lato umano delle macchine.

Obiettivo? Raccontare il sogno dell’uomo di sviluppare un suo doppio e quindi comunicare e misurarsi con lui. L’esposizione, curata dal giornalista Massimo Triulzi e coprodotta dal Comune di Milano, ospita 115 automi, suddivisi in 17 aree tematiche su una superficie di oltre 1500 metri quadrati.

In più, curiosità nella curiosità, robotica nella robotica, a fungere da voce guida è la tecnologia di Alexa di Amazon che risponde alle richieste dei visitatori come autentico “cicerone” di ultima generazione.

Ma in un viaggio così affascinante tra i tantissimi, incredibili, traguardi del progresso è in realtà proprio l’umanità a rimanere al centro dell’indagine. La tematica della mostra prende infatti le mosse da un lato da “Io, Robot”, raccolta di racconti di Isaac Asimov considerata il testo fondamentale della robotica, dall’altro dalle accezioni giapponesi del termine robot, che da strumento prettamente meccanico diventa soggetto “carino”, “adorabile”, capace ad esempio di servire il tè o giocare a scacchi.

La macchina che ambisce a umanizzarsi racchiude inoltre un tacito riferimento anche al Pinocchio di Collodi, figura che non a caso apre la mostra: il suo difficoltoso percorso di presa di coscienza e di progressiva responsabilizzazione rivela appunto l’ardente desiderio, poi avverato, di trasformarsi in un bambino vero. Oltre i confini del sogno, l’uomo proietta la sua immaginazione su un automa prestante, collaborativo e persino in grado di suscitare simpatia.

Alle origini non era altro che un gioco per i più piccoli, come i diffusissimi Furby e Emiglio, ma ci sono anche i tanti celebri robot del cinema e dei cartoni animati, da Goldrake a Mazinga, fino a automi musicali o a forma di cuccioli, in sostituzione magari di quell’animale da compagnia che non può avere accesso nella nostra casa.

ROBOTTO
Elmo: automa del celebre personaggio dei Muppet creato da Jim Henson e conosciuto in Italia per il programma TV Sesamo Apriti. Completamente ricoperto da folto pelo rosso e sviluppato da Fisher Price, intrattiene adulti e bambini ridendo, cantando e tenendo il tempo con la gamba.

Ma ecco in mostra anche autentiche pietre miliari del settore, dagli esemplari più rumorosi ad altri silenziosissimi: alcuni sono divenuti oggetti iconici di una mitologia sui generis, come ad esempio i simbolici robot di latta con vecchia carica a molla, solitamente realizzati con materiali di recupero.

Contributo di certo preziosissimo è poi quello regalato dalla fantascienza che ha infatti anticipato con lungimiranza la scienza anche sul fronte della robotica da compagnia.

I robot da intrattenimento, tra riproduzioni di star della musica e dello spettacolo e androidi in grado di parlare, cantare, riprodurre movimenti e catturare e inviare immagini e video, hanno sviluppato le più diverse abilità.

Ad azionarli, disparate tecnologie: comandi vocali, telecomandi dedicati, bluetooth e app che consentono un’interazione favorita anche da una sorprendente carica emozionale. Robot che si mostrano quindi sorridenti, entusiasti, dubbiosi o arrabbiati, in una dimensione che assottiglia straordinariamente sempre più il divario fra automa e genere umano.

 

 

Nell’immagine:

Dobi: è un androide capace di parlare, raccontare storie, camminare, ballare su qualunque brano musicale, fare capriole e replicare esercizi ginnici. Si comanda tramite un’applicazione dedicata sullo smartphone.

Smoking Robot: è tra i più iconici tin-robot giapponesi realizzati in latta negli anni ’50. Si distingue, oltre che per le notevoli dimensioni e il peso, per la singolare capacità di emettere fumo dalle feritoie prossime alla bocca durante il suo cadenzato e regolare cammino.

Nuvo e Robot a molla: Nuvo, realizzato dalla giapponese ZMP, in collaborazione con Pininfarina, è dotato di un rudimentale riconoscimento vocale. Cammina, fa capriole e danza. Collegato ad una rete wi-fi può spedire fotografie e filmati registrati dal suo unico occhio. Il classico Robot a molla è il simbolo di un periodo. Rigorosamente di latta, spesso costruito con materiali di recupero, ha permesso di liberare la fantasia alle giovani generazioni cresciute attorno alle due guerre mondiali.

 

 

 

di Stefania Vitale

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