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L’INVOLUCRO DEGLI EDIFICI – prima parte

I primi passi da compiere per avere un edificio più efficiente

nell’immagine: Riqualificazione Ziqqurat – Montichiari – pubblicata sul Rapporto OISE di lega Ambiente del 2015.

Il mese scorso abbiamo parlato delle motivazioni che hanno portato alla costruzione di edifici più efficienti. Ora vediamo come si costruiscono. Un edificio ad alta efficienza energetica deve essere progettato in modo che l’involucro e gli impianti funzionino al meglio; l’impianto quindi deve essere dimensionato in funzione delle capacità isolanti e di sfasamento delle temperature dell’involucro.

Cominciamo con l’involucro (tetto, muri esterni, pavimento verso terra o scantinato), cioè la parte di edificio che separa la parte riscaldata/ raffrescata dal resto dell’edificio o dall’esterno. La prima cosa da fare è avere un involucro che garantisca elevato confort ed alte prestazioni energetiche: la ricetta è ISOLARE. Vediamo come si fa passando attraverso l’evoluzione della tecnica che in Italia venne applicata in modo diffuso dagli anni ’70, dopo l’entrata in vigore della Legge 373 del 1976. In quegli anni l’isolamento si faceva generalmente in intercapedine della muratura cassa vuota oppure a cappotto, su muri esistenti, con spessori medi degli isolanti di 4 centimetri, superando la soluzione delle pareti monostrato. La seconda spinta verso l’efficienza arrivò con la Legge 10 del 1991.

In quel periodo la tecnica costruttiva poteva avvalersi di materiali tradizionali potenziati dal punto di vista dell’isolamento, ad esempio il laterizio porizzato, che consentivano di tornare alla realizzazione di pareti monostrato. Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 192/2005, in ottemperanza al protocollo di Kyoto, le pareti multistrato sono diventate la normalità, con prestazioni sempre più elevate e spessori di isolante che oggi superano anche i 20 cm. Analogo discorso può essere fatto per il tetto, per il pavimento verso terra o scantinato e per i serramenti.

Proprio per questi ultimi le differenze sono visibili anche per chi non è un professionista: si è passati dai telai in legno massicio a quelli lamellari, da profilati in metallo semplici a quelli a taglio termico, per quanto riguarda i vetri da singola lastra a vetri con lastre composte, ad una o due camere, il tutto corredato da guarnizioni, nastri di tenuta all’aria ed all’acqua, cassonetti isolati, sistemi di ombreggiamento integrato e sistemi di ricambio d’aria forzato. Le dispersioni dei vari elementi che compongo l’edificio dipendono dal rapporto tra superficie e volume che, per abitazioni usuali, sono le seguenti: dal tetto si disperde il 25%, dalle pareti il 35%, dai serramenti il 25%, dal solaio verso terra il 15%. Tutti questi componenti, se ben scelti e ben posati, danno un grande vantaggio in termini di confort termo acustico e costi di gestione estremamente bassi. L’isolamento ben progettato, ben realizzato e con un giusto ricambio d’aria negli ambienti evita la formazione di muffe e condensa. Nel prossimo numero tratterò della tecnica e della tecnologia per l’isolamento dell’involucro.

 

 

Andrea Pietro Capuzzi
Ingegnereo

Consulente Casa Clima
info@studiocapuzzi.it
studiocapuzzi.it

 

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