Finestre che incorniciano l’Engadina, angoli benessere come celebrazione estetica. Il Carlton Hotel di St. Moritz è stato (ri)progettato per stupire



Quando il trenino rosso Bernina Express arriva alla stazione di St. Moritz, la scenografia naturale che si presenza davanti sono le Alpi svizzere e il maestoso Carlton Hotel, simbolo raffinato dell’ospitalità di montagna.
Incastonato sul versante più luminoso di St. Moritz, l’hotel nato nel 1913 e oggi protetto come bene storico dei Cantone dei Grigioni, conserva la grazia compositiva di inizio Novecento: una facciata perfettamente simmetrica, balconi rivolti al sole, frontoni che danzano in quota disegnando un profilo armonioso sul cielo dell’Engadina.
Il grande restauro del 2007 ha rispettato filologicamente l’anima architettonica dell’edificio, assegnando solo agli interni una nuova vita. Tutte le camere hanno lasciato spazio a suite e junior suite: vere dimore panoramiche in contatto visivo con il lago, le montagne e la valle. L’architettura ha scelto la generosità: pochi ambienti, molto ampi, concepiti come scenografie private che si aprono verso l’esterno.



Cinque terrazze si aprono come una corona regale sulla natura: un trono privilegiato da cui osservare lo spettacolo del White Turf o dello Snow Polo come fossero un teatro d’alta quota. La Bel Etage con i suoi camini monumentali è la vera icona living del progetto: un salotto d’altura dove sentirsi parte di una eleganza senza tempo.
Ma il vero cuore del Carlton pulsa negli interni firmati da Carlo Rampazzi, designer ticinese dall’estetica visionaria, che unisce rigore progettuale e teatralità decorativa in un linguaggio che lui stesso definisce “maximinimalismobili”, ovvero linee essenziali, materiali preziosi, pezzi unici che raccontano storie. Rampazzi pensa e interpreta lo spazio come esperienza sensoriale.
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Foto CARLTON HOTEL
Testo GERMANA CABRELLE


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