Al Grand Hotel Minerva di Firenze l’inconfondibile presenza di uno dei più celebrati maestri dell’architettura italiana del XX secolo che parla tuttora ai moderni interior designer



Tra le opere di Carlo Scarpa c’è un progetto che poco o raramente compare nelle guide a lui dedicate, eppure racchiude molti temi del suo linguaggio progettuale. È uno degli interventi meno raccontati e più raffinati: il Grand Hotel Minerva di Firenze, in Piazza Santa Maria Novella.
Realizzato tra il 1957 e il 1959 insieme all’architetto Edoardo Detti, non è né il semplice restauro di un edificio del Trecento, né un esercizio di stile modernista. È un progetto radicale ma rispettoso, dove ogni dettaglio è nato dall’ascolto degli spazi precedenti e dei volumi esistenti e dove affreschi e soffitti lignei sono stati conservati.


L’albergo fa parte della Collezione Em di proprietà della famiglia Maestrelli. È dotato di 97 camere e suite che fondono l’arte con il moderno artigianato italiano. È una casa-museo, con opere esposte di Emilio Greco, Renato Guttuso, Carlo Carrà e Giuseppe Chiari che convivono con gli ambienti progettati da Scarpa e fanno da cornice all’ospitalità in una mirabile sequenza narrativa.
Grand Hotel Minerva è molto più di un albergo storico: è una collezione permanente dove architettura, arte e design dialogano senza soluzione di continuità. E, a quasi 70 anni dalla ristrutturazione, continua a essere uno degli esempi più raffinati di integrazione tra patrimonio storico e progetto contemporaneo.
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Foto COLLEZIONE EM
Testo GERMANA CABRELLE


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