In questi giorni di settembre sto ripensando alla mietitura del grano osservata tra fine giugno e inizio luglio
Se impariamo ad osservare con attenzione ciò che accade nei campi, ci accorgiamo che ogni stagione custodisce un insegnamento prezioso anche per la nostra vita. Il raccolto è il momento che tutti vedono. È la parte più evidente, quella che celebra il risultato finale. Ma quel momento, in realtà, rappresenta soltanto l’ultima tappa di un processo iniziato molti mesi prima.
Prima c’è stata la scelta del terreno. Poi la sua preparazione, il lavoro paziente di chi lo rende fertile, pronto ad accogliere il seme. Successivamente arriva la semina, un gesto che richiede fiducia, perché quando il seme viene affidato alla terra non esiste alcuna garanzia apparente che tutto andrà come sperato. Da quel momento in poi inizia la parte più difficile: l’attesa. La natura non ha fretta. Non forza i tempi, non cerca scorciatoie, non pretende risultati immediati. Ogni seme germoglia quando è pronto, cresce lentamente, attraversa il sole, la pioggia, il vento e il caldo dell’estate. Soltanto dopo aver vissuto tutte queste esperienze raggiunge la maturazione necessaria per diventare raccolto.
Quante volte accade la stessa cosa nella nostra esistenza? Viviamo in una società che ci ha abituati a desiderare tutto e subito. Si cercano risultati rapidi, trasformazioni istantanee, percorsi che promettono di diventare esperti in pochi giorni. Ma la vita continua a seguire le leggi della natura, non quelle della fretta. La vera crescita non può essere accelerata.
L’articolo continua su DENTROCASA in edicola e online.
Laura Novali
Cuoca e insegnante di cucina macrobiovegan
Consulente alimentare e operatore olistico a indirizzo nutrizionale
Professionista SIAF nr. LO2078-OP disciplinato ai sensi della legge 4/2013


Seguici su