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RENATO CASARO, NELL’ANIMA DEI FILM

RENATO-CASARO

La mostra di Treviso omaggia l’ultimo cartellonista del cinema, da Cinecittà a Hollywood.

 

Mai dire mai (Never Say Never Again) 1983, UK, Azione Originale, Archivio Casaro

Il fascino di Sean Connery e la prestanza di Sylvester Stallone, ma anche quell’aria tipicamente guascona di Alberto Sordi e il fare, tra il burbero e il bonario, di Bud Spencer.

In poche parole, la storia del cinema, da Hollywood a Cinecittà, dai big internazionali agli interpreti di casa nostra, snocciolata in qualche centinaio di “mitici” cartelloni d’autore.

A realizzarli, l’intuito e il genio creativo di Renato Casaro, trevisano classe 1935, che con il suo lavoro ha contribuito, e non poco, sia alla fama dei protagonisti, sia al successo ai botteghini.

Facciamo uno sforzo immaginativo e torniamo al tempo, nemmeno troppo lontano per la verità, nel quale le notizie non si apprendevano dal web.

Quanto poteva contare per la fortuna di un film un manifesto d’effetto affisso bene in vista? “Renato Casaro. L’ultimo cartellonista del Cinema. Treviso, Roma, Hollywood” è il tema della mostra allestita in tre sedi della stessa Treviso, vale a dire il Museo Nazionale Collezione Salce, che per l’occasione apre nella ritrovata Chiesa di Santa Margherita, il Complesso di San Gaetano e i Musei Civici di Santa Caterina.

La proposta, per cinefili esperti e non, è di quelle da lasciarci gli occhi, scorrendo le locandine dei tanti capolavori e calandosi, come in una vecchia videoteca, nelle trame e nello spirito dei film.

Renato Casaro è considerato l’ultimo esponente di un’attività singolare e ormai scomparsa, un’autentica forma d’arte fatta di istinto, interpretazione e naturalmente abilità tecnica.

Obiettivo? Intercettare l’anima delle sceneggiature e trasformarla in pura suggestione con raffigurazioni realizzate esclusivamente a mano, dalle singole immagini al lettering dei titoli.

A fare il resto, un intuito sopra il comune che ha saputo sorprendere e emozionare pubblico e addetti ai lavori, attraversando trasversalmente generazioni e generi cinematografici.

Casaro, che ha iniziato a diciassette anni realizzando grandi sagome dipinte da collocare all’ingresso del Cinema Teatro Garibaldi e del Cinema Esperia di Treviso, spazia infatti in poco tempo e con la medesima disinvoltura dal “peplum” ai film drammatici, dai comici agli “spaghetti western”.

Muovendosi con la stessa padronanza attraverso i vari stili, dal pennello fino all’aerografo (scelto per una resa ancor più fotografica) e sfoderando notevoli doti di ritrattista, Casaro viene a contatto con le maggiori case di produzione e distribuzione internazionali, naturalmente interessate agli effetti redditizi di una buona campagna di comunicazione.

Un suggello, quello di Casaro, capace di “dilatare” la popolarità di una pellicola curandone l’iconografia in molti casi senza nemmeno conoscerne il copione e basandosi quindi unicamente su qualche foto di scena.

L’omaggio che Treviso fa al suo celebre cartellonista serve dunque a sottolinearne la grande unicità espressa in oltre cinquant’anni di carriera apprezzata davvero in tutto il mondo.

Nel 2019, tra l’altro, a ulteriore testimonianza della stima guadagnata, Casaro è stato chiamato da Quentin Tarantino per collaborare nel progetto dei “poster vintage” realizzati per il film “C’era una volta a… Hollywood”.

Il corpus della mostra di Treviso, concepita in parte in progressione cronologica e in parte per scansione tematica, prende il via da una serie di manifesti del decennio 1955-1965, alcuni dei quali mai apparsi in esposizione e ora appositamente selezionati e restaurati.

Attraverso i trecento pezzi presenti nelle tre diverse sedi, l’intento è quello di mostrare al visitatore le fasi step by step della creazione di un manifesto, dal primo contatto con la “committenza”, ai semplici schizzi a matita, dai bozzetti di prova alle correzioni richieste per arrivare all’esecutivo finale.

Appositi supporti video trasmettono inoltre trailer e spezzoni per coinvolgere maggiormente lo spettatore nel mood del film, mentre per i più piccoli è stata pensata un’apposita sezione didattica per cimentarsi a creare in prima persona un proprio manifesto.

Un’occasione da non perdere, al cospetto delle opere del “maestro”, per vivere un’avventura, immedesimarsi in una storia e magari immaginarsi un po’ eroi…

Fino all’1 maggio 2022 alla Chiesa di Santa Margherita e al Complesso di San Gaetano;
fino al 9 gennaio 2022 ai Musei Civici di Santa Caterina*

museicivicitreviso.it

* Giorni di apertura e modalità di visita della mostra seguono le disposizioni governative in tema di contenimento del COVID-19.

 

CASARO
Lo chiamavano Trinità, 1970, Italia, Western, Originale Archivio Casaro

 

 

di Stefania Vitale

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