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SERGIO LEONE SUL SET DELLA LEGGENDA

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma, una mostra ripercorre la straordinaria carriera del regista italiano a 90 anni dalla sua nascita.

arapacis.it
Fino al 3 maggio 2020

Nell’imagine: fotografia dal set di “Per un pugno di dollari”.

Bastano un buono, un brutto e un cattivo per raccontare l’epopea di un genere. Bastano se a narrarne le gesta è un regista come Sergio Leone, innovativo, visionario, geniale.

Sua l’idea di “rinfrescare” il western americano contaminandolo con un realismo di matrice più nostrana, quello spaghetti-western fatto di barbe incolte, visi sporchi e mise trascurate.

Sua anche la selezione di interpreti che campeggiano sul set come autentiche maschere dalle mimiche taglienti o al contrario straordinariamente imperturbabili. Facce e espressioni rimaste non a caso indelebili nell’immaginario collettivo. Sergio Leone (1929-1989), oltre che regista, è stato sceneggiatore e produttore cinematografico.

Clint Eastwood, fortemente voluto da Sergio Leone per la “Trilogia del Dollaro”.

Oggi, a 90 anni dalla nascita e 30 dalla morte, il Museo dell’Ara Pacis di Roma ne celebra la carriera con la mostra “C’era una volta Sergio Leone”, tema che evoca apertamente il titolo di alcuni suoi capolavori.

L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, approda in Italia dopo il grande riscontro ottenuto alla Cinémathèque Française di Parigi. Curato dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, in collaborazione con Rosaria Gioia e Antonio Bigini, il percorso espositivo diviene prezioso excursus di un iter che getta le radici nella stessa famiglia di Leone, il cui padre era apprezzato regista di film muti.

Charles Bronson, Claudia Cardinale e il regista Sergio Leone sul set di “C’era una volta il west”. Foto Angelo Novi.

E, tra fotografie di set, materiali d’archivio, bozzetti, costumi, oggetti personali e di scena, queste le sezioni della rassegna: Cittadino del cinema, Le fonti dell’immaginario, Laboratorio Leone, C’era una volta in America, Leningrado e oltre (dedicata all’ultimo grande progetto del regista rimasto purtroppo incompiuto) e L’eredità Leone.

Difficile non identificare al volo un film del regista italiano. Gli sguardi penetranti e magnetici dei protagonisti, le lunghe pause silenziose, le inquadrature che indugiano su un dettaglio della scena: ecco alcuni tratti distintivi di quello che negli anni è stato riconosciuto come un nuovo modo di fare cinema.

Nelle pellicole di Sergio Leone il classico western rivive in reiterate sfide a colpi di occhiate, primissimi piani a suonare come ineluttabili sentenze. Non è un caso che Leone scelga Clint Eastwood, allora modesto attore TV americano, e ne faccia un divo.

Claudia Cardinale fra i protagonisti di “C’era una volta il west”. Foto Angelo Novi

 

E alle incalzanti richieste dell’attore, vedi ad esempio quella di abbandonare nelle riprese l’utilizzo del sigaro, il regista replica secco: il sigaro era ormai da considerarsi un coprotagonista dei suoi film e per questo elemento irrinunciabile.

Succede nella cosiddetta “Trilogia del Dollaro”, resa leggendaria anche dalle splendide colonne sonore di Ennio Morricone, avviata nel 1961 con “Per un pugno di dollari” (film per il quale Leone viene accusato di plagio) e proseguita con “Per qualche dollaro in più” del 1965 e “Il buono, il brutto e il cattivo” del 1966.

Sergio Leone, che al debutto nel mondo del cinema si era dedicato al peplum (genere del filone storico-mitologico), con la Trilogia del Dollaro ottiene grandissimo successo a livello internazionale e, grazie agli incassi del botteghino e alla fama crescente, riesce a superare alla grande difficoltà e diffidenze iniziali. I successivi lavori sono conferma, completamento e sublimazione della sua arte: il regista è ormai diventato un cult.

il celebre poncho indossato da Clint Eastwood nei film di Sergio Leone. Foto Lorenzo Burlando.

 

Nel 1968 esce “C’era una volta il west”, prodotto dalla Paramount, una tormentata e a tratti violenta riflessione sul mito americano, fra disillusione e nostalgia. Leone, che si avvale dell’aiuto di Bernardo Bertolucci e Dario Argento, vuole nel cast Henry Fonda, Claudia Cardinale e Charles Bronson.

È l’esordio di una nuova Trilogia, quella del Tempo, che prosegue nel 1971 con “Giù la testa”. “C’era una volta in America”, datato 1984 e con Robert De Niro protagonista d’eccezione, è l’ultima grande fatica del regista romano, chiosa ideale di un percorso improntato su una rilettura personale, romantica ma anche drammatica, della leggenda americana.

Un film lunghissimo, anche se poi ridotto a poco più di 2 ore nella versione d’oltreoceano, a raccontare ascesa e caduta di una banda gangster nella New York del post-proibizionismo. Nell’atto finale della sua immensa eredità, la cinepresa di Leone si muove con un sottile gioco di rimandi e flashback nello snodarsi di un racconto filmico che è memoria e sfida, ma pure incontro di culture.

Il duello è metafora della vita stessa, in scena su una frontiera che non esiste più ma che rinasce nello sguardo entusiasta e appassionato del regista, a celebrare per sempre il riscatto degli antieroi.

 

 

di Stefania Vitale

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