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ULISSE, IL MITO SI FA ARTE

ULISSE, IL MITO SI FA ARTE

Ai Musei San Domenico di Forlì, una straordinaria rassegna per rivivere le imprese dell’eroe nei capolavori di ogni tempo

Nell’immagine: Jacob Jordaens, Ulisse e i compagni escono dall’antro di Polifemo, particolare 1630, olio su tela, Mosca, Museo Puškin

 

Ulisse e il suo mito. Il sacrificio della guerra, la sete di conoscenza, l’ingegno e la sfida. E poi il travagliato viaggio, metafora di una maturazione interiore che troverà pace solo nell’agognato approdo a Itaca, il ritorno a casa.

Ulisse, I sec. d.C., marmo, Sperlonga, Museo Archeologico Nazionale.

Eroe dell’Iliade e protagonista dell’Odissea, Ulisse è personaggio centrale della mitologia greca tramandataci da Omero (così come vuole la convenzione).

È un guerriero audace, valoroso nell’azione e acuto nel pensiero, al quale non a caso vengono affidati incarichi delicati nella Guerra di Troia. Ma egli è anche e soprattutto un uomo, con le sue debolezze e i suoi limiti, e con quei sentimenti ineludibili che lo proiettano verso la sua famiglia, la moglie Penelope, il figlio Telemaco e il padre Laerte, ma pure verso la sua città, di cui è re.

Ecco perché la figura di Ulisse è scevra da vincoli temporali, incarnazione perfetta anche dell’umanità contemporanea, quindi, nel suo tormentato peregrinare verso mete indefinite.

Ed ecco perché Ulisse è da sempre oggetto di grande ispirazione nel mondo delle arti figurative, ma anche nella letteratura, nella musica, nel teatro e nel cinema.

Ai Musei San Domenico di Forlì è allestita la mostra dal tema “Ulisse. L’arte e il mito” che, attraverso 200 opere di ogni tempo, dall’antichità al Novecento, illustra la vicenda dell’eroe soffermandosi sugli episodi più significativi del poema.

Quadri, sculture, miniature, mosaici, ceramiche e arazzi mettono idealmente in scena, ad esempio, lo sbarco nella terra dei Ciclopi e la cattura da parte di Polifemo, il sofferto incontro con Circe e l’insidioso canto delle sirene.

Arte romana Statua di Ares tipo “Ares Borghese”, seconda metà del I° sec. d.C., marmo nero antico. Firenze,
Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture.

Ma, come detto, al di là delle imprese, in Ulisse e quindi anche nelle rappresentazioni che lo riguardano, il focus va spesso sulla sua individualità e sul conseguente desiderio di riconquista della propria dimensione domestica, a partire dal commovente episodio del riconoscimento del cane Argo.

La sua storia diventa quindi archetipo universale, specchio dell’uomo di ogni epoca che vive una difficile e costante presa di coscienza di sé, da un lato prostrato dalla fatica e dal dolore e dall’altro messo di continuo alla prova dagli inganni del destino.

Molteplici quindi le angolazioni dalle quali il mito può essere inquadrato, interpretato, riadattato… In ambito letterario ritroviamo testimonianze eccellenti in Dante, nel XXVI° canto dell’Inferno, dedicato ai “consiglieri di frode”, ma anche nella Gerusalemme Liberata di Tasso, nel Moby Dick di Melville e nel più celebre romanzo di Joyce, in cui Leopold Bloom rivive in forma moderna le alienazioni e lo smarrimento di un Ulisse più vicino ai giorni nostri.

Prospettive multiformi che si addensano anche in campo artistico, come dimostra appunto la rassegna di Forlì.

Opera simbolo della mostra è la maestosa statua in marmo dell’Ulisse di Sperlonga, risalente al I° secolo d.C. Ma, grazie alle preziose collaborazioni con enti museali di tutto il mondo, si possono ammirare altri grandi capolavori, come il Concilio degli dei di Rubens, la Circe invidiosa di Waterhouse e soprattutto Le Muse inquietanti di De Chirico: tutte tracce di un’arte che individua le diverse dinamiche del mito trasfigurandone a tratti le sembianze e restituendogli forza e attualità.

Ad accogliere i visitatori nel piazzale antistante il museo, poi, l’imponente Cavallo di Troia, realizzato in alluminio e rivestito in vetroresina, a celebrare il simbolo iconico dell’astuzia dell’eroe, quella che lo renderà famoso e amato nei secoli.

Celebrità, saggezza e furbizia non sono però elementi sufficienti a sopperire alla grande complessità interiore di Ulisse che si sostanzia nel suo lungo, sofferto, errare nelle insidie della mente, oltre che del mare.

Cesare Viazzi, Le sirene, 1901, olio su tela, 230×305 cm, Collezione Siniscalchi.
Giulio Aristide Sartorio, Sirena (o Abisso Verde), 1893, olio su tela applicata su tavola, 60×131 cm, Torino GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo muove il destino, ma pure il timore dell’ignoto e il desiderio di sottrarvisi, l’anelito di sapere, ma anche la voglia di tornare alla “normalità”, quella che la moglie Penelope predispone in silenzio e segretezza facendo e disfacendo pazientemente la sua tela.

E, dunque, il sogno di Ulisse non è proprio la grande ambizione dell’uomo contemporaneo?

 

Fino al 31 ottobre. Giorni di apertura e modalità di visita della mostra seguono le disposizioni governative in tema di contenimento del COVID-19. Per info:

mostraulisse.it

 

 

 

di Stefania Vitale

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