i tappeti del Vate dentrocasa settembre 2013
i tappeti del Vate dentrocasa settembre 2013

I TAPPETI DEL VATE

Prosegue col Vittoriale di Gardone Riviera il percorso legato alle curiosità del tappeto orientale. Dal “semplice” approccio visivo ad un esame che mette a nudo l’anima del tappeto svelandone i segreti più reconditi.

Nelle immagini: la stanza della musica. D’Annunzio la arredò personalmente senza trascurare la funzionalità e l’isolamento acustico. Oggetti simbolo e delicate atmosfere: dagli splendidi tappeti Bokhara al pianoforte Steinway, suonato da Liszt. Immagini tratte dal sito www.vittoriale.it

Sulla scia di illustri “opinion leader” che diffusero in Europa il gusto per il tappeto, tra i quali Sigmund Freud, Gabriele d?Annunzio ed Oscar Wilde, la borghesia di fine ‘800, associa alla vocazione decorativa del tappeto un obiettivo funzionale legato alla capacità termica della lana. Vengono così coperti divani, chaise longue e tavoli come fossero giacigli estemporanei. Gabriele D’Annunzio, che di estetica certo s’intendeva, anche se non era un conoscitore di tappeti, dimostrò una passione sfrenata per tali manufatti che rispondevano perfettamente ai suoi canoni di lusso. i tappeti del Vate dentrocasa settembre 2013

E’ sufficiente recarsi al Vittoriale di Gardone Riviera e visitare gli appartamenti privati del Vate per rendersi conto di come fosse profonda la sua passione per gli splendidi tappeti Bokhara dell’Asia centrale (pare che ne tenesse stesi contemporaneamente oltre 150). D’Annunzio ribattezzò la villa “Vittoriale degli Italiani” e qui visse fino alla morte realizzando, con il proprio stile di vita “teatrale”, un mausoleo di simboli e ricordi. Credo che anche i “suoi” Bokhara alimentarono costantemente in lui l’ambizione al collezionismo e la sete di possesso. La passione toccò probabilmente l’apice in alcune righe che egli dedicò nell’opera “Forse che sì forse che no” nella quale scrive: <<Mi do per vinto. Che porti dunque? – Stendi lì, in mezzo alla terrazza, il tappeto più largo. – Questo? – No, quello di Bokhara. – Egli trascinò e stese su le mattonelle di maiolica il bel tappeto amarantino, variato d’azzurro cupo e di bianco avorio, morbido
e intenso come l’antico velluto di Lucca>>.

I Bokhara, annodati in ambito nomade e generalmente conosciuti come turcomanni, posseggono indubbiamente forti connotati storici, ma è innegabile la loro valenza estetica, genuina ed incredibilmente contemporanea. Realizzati completamente in morbide e lucenti lane, offrivano una decorazione rigorosamente geometrica, caratterizzata dal motivo a GUL e da tonalità di rosso calde e sensuali; e se lo diceva il Vate, fidatevi.

arch. Jim Lo Coco

arch. Jim Lo Coco

Consulente Tecnico del Tribunale di Brescia nel settore tessile è docente di storia e tecnica del tappeto orientale presso la SCUOLA REGIONALE PER IL RESTAURO Enaip. È titolare della storica azienda di famiglia.

 

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