C’è chi lo chiama amore ma chissà – Andrea Romano – AzzurraPublishing
C’è chi lo chiama amore

ANDREA ROMANO NOTE D’IRONIA

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Il progetto editoriale del cantautore bresciano che si prodiga in aforismi e opere grafiche. Allegato al libro anche il suo ultimo cd.

C’è chi lo chiama amore ma chissà – Andrea Romano – AzzurraPublishing

Un libro-cd, ma anche un libro di illustrazioni. Lettere, musiche, disegni. Nell’era multimediale per eccellenza, peccato farsi mancare qualche cosa. Per questo il cantautore bresciano Andrea Romano ha messo a punto un progetto che racchiude e valorizza le sue doti di artista poliedrico.
“C’è chi lo chiama Amore ma chissà” è la prima opera editoriale per l’etichetta veronese Azzurra Music: una raccolta agile e scanzonata di aforismi “rubati” dal profilo Facebook e, come accade per ogni social network che si rispetti, dati in pasto ad “amici” e lettori senza un particolare criterio cronologico o tematico. Divertimento e leggerezza sono le prime sensazioni che si provano nel prendere in mano questo libro che alterna disegni dal tratto essenziale a frasi altrettanto scarne e brevi ma non per questo poco dense di significato. Andrea Romano lancia anzi autentiche staffilate. E i destinatari variano al ritmo di un’attualità che non lascia scampo alla memoria o al romanticismo. L’unica logica che imperversa è quella del tutto e subito, del tornaconto immediato, del secondo fine o del fine che più che mai giustifica i mezzi (anche fraudolenti). La reazione di Romano è orientata al disincanto più totale e l’apparente ironia malcela puro sarcasmo. L’amarezza si mimetizza nei giochi semantici, negli slogan presi a prestito, in quei labirinti di parole citati anche in Icaro, la canzone che apre il cd.
Difficile stemperare gli animi nel convulso scenario economico dove i muscoli del più forte hanno la meglio sulle ragioni del più debole. E ancora più arduo decifrare gli esatti confini della verità in uno scenario di spietato doppiogiochismo. Facebook ha condizionato le nostre giornate, il nostro modo di essere, il nostro desiderio di approcciare. Invece che annuire rispondiamo “mi piace”, invece che confrontarci direttamente preferiamo “postare” il nostro disappunto. Tanto che, come sottolinea l’autore, sono lavoro e famiglia a sottrarre tempo agli aggiornamenti virtuali e non viceversa. Troppi, via social, pontificano su cose che in fondo non hanno nemmeno capito e tanto più accesa è la protesta, tanto minore, spesso, è la consapevolezza. Ma l’artista non si accontenta di un atteggiamento passivo, di una resistenza inerme. E usa Facebook come pulpito per nuove irriverenti levate di scudi. Perché la dignità non ha prezzo e va oltre l’apparenza e il luogo comune. E l’intelligenza non ha bisogno di ostentazione. Meglio dispensarla con un gradevole sorriso.

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