basquiat gennaio 2017
basquiat gennaio 2017

BASQUIAT, MESSAGGI DALLA STREET ART

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Al Mudec di Milano in mostra le opere dell’artista newyorkese dai primi anni alla fama internazionale.

Nelle immagini, da sinistra: Jean Michel Basquiat “Three delegates” e “Untitled”

La poesia della strada e il riscatto della fragilità. Il sanarsi delle contraddizioni nel nome dell’arte. Jean Michel Basquiat ha portato la street art nelle principali gallerie di tutto il mondo promuovendo con crescente successo il suo tratto unico, fatto di padronanza tecnica e grande estro. Graffitista e pittore, Basquiat ha accostato il suo nome ai più grandi del tempo, come Keith Haring e Andy Warhol, ma ha conservato la forza di un messaggio carico di battaglie personali, prima fra tutte quella contro il razzismo. Il Mudec, Museo delle culture di Milano, ne ospita l’opera fino al prossimo 26 febbraio grazie ad una mostra curata da Jeffrey Deitch (che di Basquiat fu anche amico) e da Gianni Mercurio. Nato nel 1960 nel borough newyorkese di Brooklyn, Basquiat, ribelle sin dalla tenera età tanto da abbandonare la casa di famiglia, è attratto dai cartoni animati e dall’arte, due realtà che riuscirà straordinariamente a mettere in relazione l’una con l’altra. La sua opera, concentrata nei soli 27 anni della sua breve, intensa, vita, è il trasfigurarsi costante di una provocazione, l’espressione di un disagio tramite immagini e parole apparentemente scomposte.
La mostra milanese suddivide l’attività di Basquiat in sei sezioni tematiche corrispondenti agli spazi nei quali ha operato. “Lo studio in strada 1980-81” testimonia i primi anni del graffitismo praticato tra le vie di Manhattan, anche su porte e finestre abbandonate. Insegne, sirene d’ambulanza e incidenti d’auto si mescolano con segni non immediatamente associabili. “Modena 1981” ricorda sede e data della prima personale dell’artista, organizzata proprio in Italia dove si presentò con l’acronimo SAMO. “Lo studio di Prince street 1981-82” è la sezione della mostra che riguarda i dipinti realizzati nel seminterrato della galleria di Annina Nosei, a Soho. Di seguito “Lo studio di Crosby street 1982-83” (un loft procurato sempre da Annina Nosei, nel quale l’artista operò con più tranquillità) e “Lo studio di Great Jones street 84-88” (vecchia rimessa per carrozze messa a disposizione da Andy Warhol). Infine “Collaboration paintings 1984-85” che analizza l’eccezionale connubio tra Basquiat e Warhol.

Fino al 26 febbraio 2017
mudec.it

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di Stefania Vitale

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