VITE DA LEGGERE, STORIE DA SCRIVERE - dentroCASA
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VITE DA LEGGERE, STORIE DA SCRIVERE

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Nick Hornby e il suo rapporto con i libri: dall’originario rifiuto dei classici alla diffidenza nei confronti delle nuove tecnologie

Sono tutte storie – Nick Hornby – Guanda

Con i libri non si scherza. C’è chi impiega una vita a scriverne uno o chi, sempre per una vita intera, si porta nel cuore quello che ha letto. Ci sono libri che, pur valendo, passano totalmente inosservati al contrario di altri che raggiungono senza particolari meriti i vertici delle classifiche. E non sempre i gusti personali coincidono con i criteri dei critici, anche se i meriti o le colpe di questi ultimi giocano un ruolo fondamentale nel successo di un lavoro letterario. O almeno così succedeva un tempo. Da scrittore, Nick Hornby ha acquisito una certa dimestichezza coi best seller. Nel suo “Sono tutte storie” veste però i doppi panni di autore e lettore per scandagliare le dinamiche che portano all’affermazione di un’opera narrativa: da quella che si legge tutta d’un fiato, a quella che richiede diverse sottolineature e riflessioni, da quella che non vorresti finisse mai, a quella che hai tutto il diritto di abbandonare strada facendo. Hornby recensisce libri sulla rivista The Believer, ma non lo fa col piglio del critico saccente. Ogni analisi è in realtà il pretesto per aprire parentesi di ampio respiro, con incursioni spesso ben al di fuori del mondo della letteratura. L’autore va quindi ad abbracciare l’amatissimo universo musica, ma anche il cinema e la più stretta attualità. Nell’era delle notizie in tempo reale anche stigmatizzare un’opera non è più un privilegio di pochi. Chiunque, critico o non critico, dal profilo di un social network o anche semplicemente commentando le news di un sito, può promuovere o stroncare l’operato di un artista. Difficile quindi, oggi, ancorare il lettore alla “vecchia” formula dell’articolo di giornale e Hornby lo sa bene. Da qui le sue innumerevoli “divagazioni” che aggiungono quel quid di originalità alla recensione. E deve addirittura scendere a patti con se stesso nel superare l’iniziale riluttanza per i classici (che gli ricordano l’arredamento della nonna), la grassofobia letteraria per i libri troppo lunghi e la diffidenza verso gli e-book. Come conciliare, ad esempio, un romanziere vittoriano come Dickens con un supporto tecnologico dei giorni nostri? Si può provare, a costo di rimanere delusi e Hornby lo sa bene. L’importante, anche con i libri, è sapersi mettere in gioco, superare preconcetti, resistere alle tante sollecitazioni della famiglia, della TV, di Internet, a difesa della propria, minatissima, concentrazione. Subordinare la lettura ai ritmi rumorosi e coloratissimi del presente è operazione sempre più complicata. Ma la gratificazione può essere davvero grande. E Hornby lo sa bene.

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di Stefania Vitale

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