ANTONIA CAMPI DENTROCASA gennaio 18
ANTONIA CAMPI DENTROCASA gennaio 18

RIFLETTORI SU ANTONIA CAMPI

Pezzi che testimoniano l’innovazione nel mondo della ceramica e la rivoluzione dell’ambiente bagno

Non solo mobili o illuminazione. Le aste di design spaziano fino alle arti decorative, quindi ai vetri, alla ceramica e agli oggetti più svariati. Tra i ceramisti c’è un nome al femminile che spicca su tutti ed è quello di Antonia Campi, nota e stimata designer a cui si deve l’innovazione del mondo della ceramica e la rivoluzione dell’ambiente bagno.

Nata a Sondrio nel 1921, Antonia Campi, detta Neto, negli anni ‘30 si trasferisce giovanissima a Milano per continuare gli studi. Si diploma alle Magistrali e si prepara da privatista alla maturità artistica. Frequenta l’Accademia di Brera durante la guerra seguendo corsi di scultura e nel 1947 entra alla SCI (Società Ceramica Italiana) di Laveno, come operaia, fino a quando Guido Andlovitz ne riconosce le doti innate promuovendola scultrice (il termine designer non era ancora entrato nel vocabolario). Qui Antonia Campi cresce sul campo, ispirandosi a grandi artisti e scultori come Henry Moore, Max Ernst, Hans Arp e Barbara Hepworth e trasponendo questo bagaglio di conoscenze alla produzione ceramica.

Nascono così forme asimmetriche e perfettamente armoniche, una sorta di astrattismo nella ceramica – scriveranno su Domus –, oggetti in cui forma e decorazione pittorica si fondono dando vita a complementi d’arredo definibili come moderni. Vasi, portaombrelli, portalampade, brocche, candelabri, posacenere, centrotavola… Sono ceramiche a forma libera che si ispirano all’anatomia umana, alla natura o al mondo ani- male. Il lavoro alla SCI consisteva nel seguire il processo produttivo degli oggetti, dalla scelta dei materiali alla valutazione e gestione dei costi; in più eseguiva la modellazione del progetto originale e seguiva la smaltatura dei prodotti.

ANTONIA CAMPI DENTROCASA gennaio 2018

A volte era lei stessa ad eseguire le decorazioni, trasformando gli oggetti in pezzi unici. “Alle nostre aste, quello di Antonia Campi è un nome frequente” – afferma Sergio Montefusco, responsabile del dipartimento design della casa d’aste Boetti. “Anche nelle aste autunnali sono stati diversi i pezzi della Campi andati all’incanto – continua –. Un pezzo a mio avviso molto bello era il portaombrelli C33 per S.C.I. Laveno, entrato in produzione nel 1949. L’esemplare proposto all’asta è del 1954, in terraglia forte, con formatura a colaggio e rifinito con smalto lucido.

Il portaombrelli è partito da una base d’asta di 600 euro ed è stato battuto per 1100 euro”. Un set di accessori da tavola è stato aggiudicato per 130 euro, rispettando la stima pre-asta. Mentre un vaso giallo e un vaso bianco in ceramica sono rimasti al palo. Infine in catalogo un set di sanitari, settore a cui la Campi si è dedicata dalla fine degli anni ‘50 per sua scelta compiendo una vera e propria rivoluzione.

Gli apparecchi sanitari realizzano un perfetto binomio forma/funzione, prendono le sembianze di vere e proprie sculture, dando vita ad ambienti accoglienti. Il lotto offerto da Boetto, firmato Torena, in produzione dal 1959, ha trovato nuovo proprietario per 700 euro.

 

 

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Greta Beretta

di Greta Beretta
greta.beretta@virgilio.it

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