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Paolo Ulian

PAOLO ULIAN, IL DESIGN ETICO E SOSTENIBILE

Giovanni Tomasini, designer e direttore creativo di Studio7B, intervista il prestigioso “eco-designer”.   

Chiunque si possa definire esperto o anche semplicemente appassionato di Design, ovviamente conoscerà Paolo Ulian, uno fra più noti designer contemporanei italiani e, aggiungerei, uno fra i pochi che non manca mai di trasmettere forti suggestioni.

Anche l’utente più sbadato, si ritroverà quasi costretto a soffermarsi di fronte ai suoi lavori, che non lasciano mai indifferenti.

Paolo Ulian è un creativo dalla rara sensibilità, che da sempre persegue un’idea di design etico e sostenibile.

Dapprima discepolo e poi collaboratore di Enzo Mari, un’autentica “istituzione” del Design, ma anche un burbero dal cuore d’oro che, come risaputo, non si concedeva propriamente a tutti. Una vocazione sincera quella di Ulian, che gli è valsa numerosi premi e riconoscimenti, oltre che l’attenzione negli anni di grandi brand come Driade, FontanaArte, Danese, Zani&Zani, Azzurra Ceramiche, Up Group, Zava Illuminazione, Kreoo e Antonio Lupi, solo per citarne alcuni.

Lo abbiamo intervistato per voi.

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Lavabo Introverso, Antonio Lupi, 2016

Hai avuto un maestro importante come Enzo Mari. Ritieni sia stato uno step fondamentale per la tua formazione?

Come poteva non esserlo? Bastava incontrarlo una sola volta nella vita per rimanere folgorati dalla sua incredibile personalità e dalla sua dedizione all’assoluto”.

Tredici anni fa la tua prima mostra monografica alla Fabbrica del Vapore, l’anno successivo la tua personale in Triennale: “Paolo Ulian. Tra gioco e discarica”.
Cosa troveremmo di nuovo in un’ipotetica mostra che raccoglie i tuoi progetti dal 2009 ad oggi?

“Troveremmo progetti realizzati prevalentemente in marmo che indagano le peculiarità e le potenzialità della materia, l’utilizzo alternativo delle tecnologie digitali e l’importanza della manualità”.

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Lampada Stripes, Bufalini, 2022

Claudio Feltrin, ex presidente di Assarredo e attuale di Federlegno, ha dichiarato recentemente che non bastano i prodotti “Green” e i materiali di riciclo per essere veramente sostenibili. La sostenibilità è un tema così complesso?

“È veramente un grande problema. Il design e la produzione in realtà sono difficilmente conciliabili con la sostenibilità. Anche se la narrazione Green generalizzata tenta di raccontarci esattamente il contrario”.

Ci elenchi 3 obiettivi importanti del tuo lavoro?

“Cercare la bellezza che si nasconde nelle piccole cose, apparentemente insignificanti. Creare ogni giorno un motivo per commuovermi. Osservare divertito gli atteggiamenti delle persone intorno a me”.

A quale dei tuoi pezzi sei più affezionato e perché?

“Alla ciotola in terracotta “Una seconda vita”, perché ha molto da raccontarci su ciò che non funziona nella nostra società dei consumi”.

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Una seconda vita, attese edizioni, 2006

Un consiglio ai giovani designer e un consiglio alle aziende italiane?

“Ai giovani dico di fare solo ciò in cui credono fermamente, cercando di non scendere mai a compromessi. Alle aziende suggerisco di abbandonare i vecchi e masochistici paradigmi produttivi per aprirsi esclusivamente a quelli più sani e autentici”.

Concludo sempre le interviste ponendo la classica domanda che attanaglia i giovani designer: Da dove iniziare? Fuggire all’estero? Gavetta in uno studio o presso un’azienda? Cercare visibilità con web e social media? O lanciarsi nell’autoproduzione?

“Non esistono ricette buone per tutti, ognuno deve crearsele inseguendo i propri sentimenti e le proprie ossessioni. Il resto viene sempre da sé”.

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Lampada Net, Zava Luce, 2017

Durante tutta la tua carriera si evince un’incredibile perseveranza nell’affrontare temi etici e ambientali. Come si diventa un Eco-Designer come te?

“Semplicemente facendo ciò in cui si crede”.

Quanto è importante secondo te avere sott’occhio tutto il ciclo produttivo della filiera?

“È assolutamente importante se si ha a cuore la qualità generale del progetto”.

Cosa c’è dietro il tuo ultimo progetto Drap?

“C’è la volontà di utilizzare la tecnologia di taglio waterjet in modo diverso, per ottenere vasi e ciotole con spessori sottilissimi e caratterizzati da plissettature irregolari che si creano spontaneamente grazie alla morbidezza del taglio ad acqua”.

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Ciotola Drap, Bufalini, 2022
Giovanni Tomasini - Studio 7B

Giovanni Tomasini - Studio 7B

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