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ALDO ROSSI, LA VISIONE DELLE CITTÀ

Sopra: Aldo Rossi con M. Scheurer. Progetto per un nuovo stabile amministrativo per la UBS, Lugano, Svizzera (1990). Modello sd, carta, cartoncino, legno. Collezione MAXXI Architettura. Archivio Aldo Rossi ©Eredi Aldo Rossi

Al MAXXI di Roma una grande mostra sull’architetto milanese Rossi. Le teorie e i progetti in Italia e nel mondo.

L’architettura come terreno di confronto, fra visioni creative e responsabilità etica.

Prospettive che fanno capo ad una straordinaria ampiezza di vedute alimentando l’avvincente dibattito sul ruolo del progettista nell’immediato dopoguerra. E se da un lato l’obiettivo è restituire un’anima a contesti avvolti nell’anonimato, dall’altro si dà vita a interpretazioni del tutto innovative facendo convivere rivoluzionarie ipotesi strutturali e condizioni culturali già esistenti.

È in corso al MAXXI di Roma la mostra dal tema “Aldo Rossi. L’architetto e le città”, curata da Alberto Ferlenga, in collaborazione con Fondazione Aldo Rossi e visitabile fino al prossimo 17 ottobre.

In esposizione nella Galleria 2 del museo, oltre 800 tra disegni, schizzi, appunti, lettere, fotografie, modelli e documenti provenienti prevalentemente dall’archivio conservato nella Collezione MAXXI Architettura e dalla Fondazione Aldo Rossi, con importanti prestiti dallo IUAV di Venezia – Archivio Progetti, dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte e dal Bonnefantenmuseum di Maastricht.

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Aldo Rossi, con Marc Kocher, Luca Meda e Massimo Scheurer. Unità residenziale e commerciale, Schützenstrasse, Berlino fotografia di Vera Rossi. Collezione privata.

Obiettivo: celebrare la figura di uno dei maestri più geniali del Novecento, punto di riferimento internazionale sia in campo progettuale, sia in campo teorico, che ha avuto il suo culmine nel 1990 con il Pritzker Prize, il primo attribuito a un architetto italiano.

Il tessuto urbano è il principale nucleo di indagine di Aldo Rossi (1931-1997), tanto che il suo libro “L’architettura della città” è considerato tutt’oggi un classico della letteratura di settore.

Sì, perché il procedere per esperienze, a diretto contatto con le diverse realtà d’Europa, d’America e d’Asia, ha fatto di Rossi, da un lato, un profondo conoscitore delle peculiarità architettonico-artistiche mondiali e, dall’altro, un lungimirante innovatore.

Ad animarne lo stile anche il preciso intento di una ricostruzione, quella post-bellica, nel segno dell’impegno culturale, morale e naturalmente creativo. Non è fuori luogo, nel caso di Aldo Rossi, parlare di architettura che sconfina e approda alla poesia.

E la mostra del MAXXI ne è appunto preziosa testimonianza con le diverse sezioni dedicate ai progetti in Italia e nel mondo, spalmate su tre focus: gli anni della formazione a Milano e gli iconici progetti del Cimitero di San Cataldo a Modena e del Teatro del Mondo, realizzato a Venezia in occasione della Biennale del 1980.

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reportage fotografico della costruzione e del viaggio del Teatro del Mondo da Venezia a Dubrovnik, 1979-1980. Fotografia di Antonio Martinelli. © Copyright Antonio Martinelli.

Progettata nel 1971 con Gianni Braghieri e tuttora incompiuta, la città dei morti di Modena, in particolare, è un luogo essenziale e metafisico di grande forza evocativa, composto da percorsi rettilinei con alle estremità due figure archetipe: un cubo rosso e un cono. Il Teatro del Mondo, suggestiva struttura ormeggiata in un primo momento a Venezia, davanti a Punta della Dogana, ha poi navigato fino a Dubrovnik per fare ritorno nella città lagunare ed essere smontata: un viaggio “epico” che ha contribuito non poco al diffondersi della fama del suo ideatore.

La mostra del MAXXI intende omaggiare anche l’Aldo Rossi designer, di cui ricordiamo ad esempio la libreria Piroscafo (1991), progettata insieme all’amico Luca Meda per Molteni, e la poltrona Parigi (1989), prodotta da Unifor.

Immancabile, a sottolinearne le doti di studioso, anche il celebre “diario”, quei Quaderni azzurri che ospitano note, riflessioni, disegni e ricordi dai quali sono ricavate tra l’altro le citazioni che accompagnano lo stesso percorso espositivo romano.

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Aldo Rossi, disegno della caffettiera La conica, disegnata per Alessi. Collezione MAXXI Architettura. Archivio Aldo Rossi.

Per Aldo Rossi il progetto è il risultato complesso di una ricerca che non sfocia necessariamente nei risultati prefissati all’origine.

Alla base c’è una forte urgenza di rinnovamento della materia architettonica, necessariamente concepita in stretta relazione con le tipicità territoriali.

Sì perché se Aldo Rossi appare, come già accennato, come “un poeta prestato all’architettura”, è pur vero che, come lui stesso scrive, “L’immaginazione e la fantasia non possono nascere che dalla conoscenza del reale”.

Ecco infatti che i modelli dialogano con elaborati grafici e fotografie, mentre le composizioni architettoniche si legano bizzarramente a rappresentazioni fuori scala di oggetti di uso quotidiano.

Emblematico poi il disegno 2x2m della celebre Città Analoga, luogo sospeso fra memoria e desiderio, nel quale convivono strutture storiche reali e progetti architettonici dello stesso Aldo Rossi.

Tra i progetti più significativi esposti al MAXXI ricordiamo quelli dei teatri Carlo Felice di Genova e La Fenice di Venezia, ma anche quello per la piazza di Fontivegge a Perugia e il Gallaratese di Milano.

A livello internazionale, la nuova sede del Bonnefantenmuseum di Maastricht, il coloratissimo complesso della Schützenstrasse a Berlino e il Quartier Generale Disney a Orlando.

Immagini di un mondo in continuo divenire segnato da forti tracce di discontinuità col passato. Per una visione prospettica che ha tanta sete di bellezza, sintesi e rielaborazione dell’arte di progettare.

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Aldo Rossi fotografato con la caffettiera La conica, disegnata per Alessi. Senza data. Collezione MAXXI Architettura. Archivio Aldo Rossi.

Fino al 17 ottobre 2021*

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*Giorni di apertura e modalità di visita della mostra seguono le disposizioni governative in tema di contenimento del COVID-19.
Stefania Vitale

Stefania Vitale

Caporedattrice

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