nell'immagine: Palazzo di Madama dalla parte del Meridiano, incisione in acciaio
nell'immagine: Palazzo di Madama dalla parte del Meridiano, incisione in acciaio

LA CITTÀ IN TASCA

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Un secolo di almanacchi Palmaverde dalla collezione di Giuseppe Pichetto

nell’immagine: Palazzo di Madama dalla parte del Meridiano, incisione in acciaio

Il nome “Palmaverde” indica, letteralmente, la palma verde che era impressa sul frontespizio degli almanacchi stampati a Torino dal 1722 al 1888. E il simbolo è significativo in quanto indica pace e giustizia. L’almanacco è un oggetto affascinante, che nasce come pubblicazione annuale alla maniera di un calendario, ma dai contenuti più vari, come indicazioni astronomiche, geografiche, festività, previsioni del tempo, fatti notabili accaduti. Molto particolare quindi la mostra che Palazzo Madama di Torino ha allestito sul tema rievocando un fil rouge che si dipana dal passato per meglio farci comprendere il presente. Suggestiva l’ambientazione entro il percorso museale del palazzo che interagisce piacevolmente con il contenuto dell’esposizione. Prezioso il contributo di alcuni appassionati della materia e soprattutto del collezionista Giuseppe Picchetto che, oltre al background imprenditoriale, vanta una grande sensibilità in ambito culturale. In questa occasione ha messo a disposizione la propria collezione di almanacchi. Con la preziosa guida dell’esperta di libri antichi Alessandra Basso, in questo itinerario speciale tra libri/arte/cultura, ho avuto modo di conoscere Marco Cigolini, libraio antiquario torinese, che mi ha illustrato alcuni punti nodali della mostra. Il genere a cui afferisce il Palmaverde è quello della letteratura popolare, anche se con il passare degli anni è divenuto nientemeno che l’almanacco di corte. I suoi collezionisti si suddividono in coloro che ne raccolgono indistintamente tutte le edizioni e quelli, più numerosi, che preferiscono alcuni periodi particolari, ad esempio gli anni dell’occupazione napoleonica. Interessanti sono le legature, di vari materiali e fogge, mentre le incisioni, a scopo adornativo, si concentrano anch’esse in taluni periodi. Questa è la parabola del Palmaverde, un vero e proprio notebook ante litteram, la cui vicenda ha lasciato una scia indelebile.

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di Stefania Vitale

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