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Valeria Vaccaro, Marmiferi, 2021, marmo bianco di Carrara e inchiostri, 6x6x65 cm cad

VALERIA VACCARO, FUOCO CHE RIGENERA

La combustione di Valeria Vaccaro: una forza creatrice che plasma la materia e dà vita a inusuali forme d’arte

Valeria Vaccaro nasce a Torino nel 1988. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico studia scultura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti del capoluogo piemontese.

Dal 2005 espone regolarmente in mostre personali e collettive in Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Montenegro. Recentemente si è aggiudicata il secondo premio della IX° edizione Fondazione VAF che promuove giovani artisti.

La andiamo a conoscere meglio attraverso questa breve intervista.

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• Valeria, possiamo definirti come un’incendiaria “pentita”, visto che non porti mai a termine i tuoi incendi… Il tuo è un fuoco purificatore e rigeneratore della materia, dato che usi un materiale che il fuoco appunto non può distruggere.

“Tutta la mia ricerca artistica ruota attorno al fuoco e alla combustione, elemento dinamico che tende a purificare tutte le cose elevandole a un livello di perfezione superiore.

Nelle mie opere il fuoco interviene infatti non come fattore di distruzione, ma in qualità di forza creatrice capace di generare trasformazioni e di plasmare la materia. Il fil rouge sta proprio nella combustione. Ogni scultura è come se fosse un’istantanea di quel processo, dove l’attimo viene colto e reso perenne nel suo divenire: un istante fugace che viene congelato attraverso un materiale considerato da sempre eterno come il marmo.

Ad ardere sono oggetti mediocri, ma la trasformazione che li investe dona loro un valore in quanto opera d’arte”.

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• I tuoi soggetti, Valeria, hanno fatto il loro tempo e in qualche modo tu li mantieni in vita dando loro un senso estetico diverso dalla funzione originaria…

“Pallet bruciacchiati e casse da trasporto in disuso, relitti contemporanei propri di una quotidianità familiare, sinonimo di desolazione, abbandono e spreco, anziché essere relegati in depositi e magazzini, occupano indebitamente spazi espositivi.

Decontestualizzati rispetto ai luoghi a loro propri, tali oggetti di natura prettamente utilitaristica, servi muti dell’industria come dell’arte, vengono offerti allo spettatore come opera, dove il contenitore inaspettatamente si propone come contenuto.

Ogni mia opera è come se fosse scandita da una successione incalzante, a più riprese e più livelli, di ossimori visivi e tangibili. Concetti opposti e contrari vengono accostati in un unico oggetto generando così impreviste forme di paradosso: il legno diventa freddo, il marmo brucia e si carbonizza, la cassa da trasporto non contiene nulla ma risulta essere l’opera d’arte stessa.

Ogni scultura, che concepisco come rappresentazione concreta della figura retorica dell’ossimoro, contraddice un termine con il suo opposto. In questo modo va contro le regole e il buon senso comune generando così un cortocircuito di significato, un senso di sorpresa e spiazzamento” conclude Valeria Vaccaro. 

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Gianbattista Bonazzoli

Gianbattista Bonazzoli

bonazzoli99@gmail.com - cell. 328 3465

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