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Rebecca, 1999, Collezione Ferrari Galassi.

ALEX KATZ, SAGOME IMPERTURBABILI

Al Mart di Rovereto una ricca esposizione sull’opera dell’artista americano.

Quell’immagine nitida, compatta, spiccatamente centrata o volutamente messa di lato, quasi a decontestualizzare il soggetto, privandolo di riferimenti o connotazioni ambientali.

Un’immagine comunque forte, che ricorda le inquadrature fotografiche o addirittura le riprese dei film. E poi l’utilizzo di un colore brillante, vivido, portatore di un linguaggio personalissimo sul quale si stagliano vibranti figure umane e vegetali, mondi in connessione in cerca di un nuovo respiro.

È la straordinaria pittura di Alex Katz (New York 1927) protagonista al Mart di Rovereto di una splendida retrospettiva dal tema “La vita dolce”, curata da Denis Isaia da un’idea di Vittorio Sgarbi.

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Yellow house, 2001, Collezione privata

In mostra 40 opere di grandi e grandissime dimensioni che indagano i due generi affrontati da Alex Katz nel suo iter produttivo: i ritratti e i paesaggi.

Lo sguardo dell’artista indugia sull’opera come il soggetto dipinto sosta negli occhi dell’osservatore, quasi a spiazzarlo, innescando un dialogo che pare non assumere connotazioni specifiche.

Quello di Alex Katz è un messaggio di semplicità apparente, portata ai limiti del minimale, quella che si cela dietro i tratti del disegno, ma che in realtà è capace di insinuare costantemente grandi dubbi.

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After hours, 1993, Collezione Mastrotto

I ritratti inseguono l’ambizione di un’arte che vuole affermare forza e originalità sfuggendo così ai canoni precostituiti, in bilico fra il desiderio di lasciare una traccia e quello di destare unicamente suggestione.

Arte che è rivelazione, graduale accoglienza di input provenienti dall’attualità, ma dai quali è naturale distaccarsi in nome appunto del puro processo creativo. Da qui l’accostamento della sua opera alla Pop Art, quale rielaborazione artistica dei canoni della cultura di massa.

Un parallelo che va però a infrangersi nella volontà di decostruzione che Alex Katz attua sistematicamente spogliando i suoi quadri della dimensione ideologica.

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Grey Bow, 1989, Collezione privata.

Ad interessarlo è più invece l’aspetto prettamente formale, uno squisito gioco di stile, nel quale il colore convive perfettamente con le linee dei profili.

Siamo all’apice della pittura americana contemporanea che si affaccia con sempre maggior forza fra il pubblico, il collezionismo e la critica di settore. Sintesi della cultura creativa degli ultimi anni, Alex Katz rivive anche l’eco dell’Espressionismo astratto, ma ne offre un’interpretazione singolare fino a staccarsene del tutto.

Precisa poi la scelta di sfruttare ampie, uniformi, campiture di colore attraverso le quali mettere in scena il suo modello di bellezza.

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Woods, 2003, Collezione privata.

L’opera di Alex Katz si affranca da speculazioni filosofiche o specifiche battaglie politico-sociali, seguendo invece la traiettoria libera e disincantata del “felice disimpegno”, che è al contempo accettazione e presa di coscienza.

Sono figure che non tradiscono particolari aspirazioni o turbamenti: anime mute, forse disilluse, sospese nell’attimo del ritratto, come distanti da qualsiasi pretesa di verità, attorniate semplicemente dalla forza della luce.

Fino al 18 settembre 2022
mart.tn.it

Stefania Vitale

Stefania Vitale

Caporedattrice

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