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DINO BELLINI, SFIORANDO L’INFINITO

A colloquio con l’artista Dino Bellini. La scelta dei colori e il rapporto con l’interiorità.

Dino Bellini, classe 1956, è nato a Azzano Mella (Bs), dove vive e lavora anche attualmente. Lo andiamo a conoscere attraverso questa breve intervista.

• Dino, non avevo mai visto i tuoi lavori e sono stato affascinato dai colori “notturni” della tua tavolozza. Ci puoi parlare di come sei arrivato a questa scelta e se c’è qualcosa o qualcuno a cui ti ispiri poeticamente e artisticamente?

“Più che notturni, i miei colori, almeno nel mio modo di pensare e sentire, evocano movimenti ed emozioni filtrate. Intendo dire che sono la testimonianza del mio essere maturato e cresciuto, giorno per giorno fin dall’infanzia. Appartengono al cielo, alla terra, all’acqua, a tutto quanto ho amato, coltivato e che non ha mai una brillantezza sfacciata: “possiede interiorità”. Mi affido a tonalità fatte del rosso dei mattoni, dei grigi delle nebbie padane, dei neri delle notti di novembre, del viola della passione. La scelta non è mia: sono loro, i colori, a scegliere me perché hanno capito, così come l’ho compreso io, che stiamo bene insieme. Per quanto riguarda l’ispirarsi a qualcuno… che dire? Nulla è completamente nuovo, ma tutto si rinnova”.

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• Sono incuriosito da alcuni elementi che ripeti come fossero segni del tuo DNA artistico, elementi semplici che possono facilitare la lettura delle tue opere. Condividi?

“Penso che un artista, in qualsiasi campo intenda esprimersi, debba possedere alcuni elementi costanti, come fossero la sua calligrafia, e ancor più siano garanzia della sua autenticità. È vero che nelle mie opere alcune idee formali diventano simboli. Ad esempio le cellette o reti rappresentano gli involucri di sicurezza in cui porre le mie fragilità. Altrettanto si può dire di cose che devono essere cercate, di quadrati in cui, geometricamente, viene scomposto e ricomposto l’insieme. In effetti è così per tutti: la vita è un viaggio che si percorre a tappe. Quando ripenso alle mie vedo i diversi momenti. Prima li percepisco come singoli, quali fasi a sé, poi la mente, in operazione di sintesi, assembla”.

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• Mi sembra di percepire che tu voglia rivolgerti ad un pubblico selezionato, sensibile, che entri a far parte del tuo mondo senza fare troppo “rumore” e poter dialogare con lui sulla stessa frequenza d’onda…

“Quando inizio un’opera non so mai esattamente dove l’estro creativo mi porterà. Ho nella mente un obiettivo al quale cerco di arrivare momento dopo momento. Sono esigente: modifico, talvolta non finisco, abbandono e poi riprendo, talvolta lascio. Soprattutto non mi pongo l’intento di piacere o non piacere a tutti. Mi rendo conto che la mia pittura non è di primo impatto o di immediata comprensione. I miei quadri vanno osservati e letti con attenzione. Formalmente cerco di dipingere contro la superficialità per affermare valori e sentimenti: cerco un dialogo costruttivo che faccia crescere insieme a me la curiosità dell’immaginario per continuare il percorso intrapreso con più sicurezza e determinazione, sfiorando l’infinito”.

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dinobellini56@gmail.com

 

Opere senza titolo, 100×100 cm, tecnica mista su tele di recupero.

Gianbattista Bonazzoli

Gianbattista Bonazzoli

bonazzoli99@gmail.com - cell. 328 3465

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