LA CONSISTENZA DEL FERRO DENTROCASA FEBBRAIO 2018
LA CONSISTENZA DEL FERRO DENTROCASA FEBBRAIO 2018

LA CONSISTENZA DEL FERRO

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Design dinamico e creativo per l’artista-fabbro Antonino Sciortino, che tramite la “trasformazione” del ferro esprime il suo mondo.

testo edda giancola • ph e styling michele biancucci e chiara virgili

 

Un mix eclettico di arredi disposti artisticamente in un ambiente dove l’omogeneità di colori e texture della scatola architettonica contribuisce a creare una sensazione di rigore… E poi la scala, concepita come una vera opera d’arte dall’audace potenza visiva. Una “linea sottile” che dipanandosi a schema libero supera il mero senso pratico al fine di esaltarne il valore artistico.

Siamo a Milano, in un’ex area industriale, nel laboratorio – e casa – di Antonino Sciortino, un artista dall’eccellente artigianalità eclettica, che ha saputo reinterpretare l’antica arte della lavorazione del ferro; lo ha cioè manipolato in un crescendo di articolate ed inedite forme capaci di generare veri e propri capolavori.

Le sue origini sono riconducibili alla Sicilia, culla di civiltà e culture millenarie, terra di sapori e profumi, di fuoco e mare; ed è nella chiassosa e colorata Bagheria, a pochi passi dall’autentico mare “Siculo” – così come citava Plinio il Vecchio – che muove i primi passi nella fucina del fratello, manipolando pezzi di ferro “dolce”. Contestualmente emerge la passione per la danza che coltiva con determinazione e che lo conduce ad intraprendere la carriera di ballerino e coreografo proseguita con successo fino al 2003 quando, alla soglia dei quarant’anni, riscopre le sue origini e la sua immutata inclinazione verso l’arte del ferro.

La sua è un’interpretazione della scultura quale atto di introspezione, alla costante ricerca di una lavorazione “immateriale”, di una leggerezza eterea propria della danza. Il tratto creativo ed inconfondibile rappresenta il risultato di un insolito connubio che deriva direttamente da esperienze di vita: la lavorazione del ferro “cotto”, una tipologia di materia maggiormente plasmabile che talvolta assume sembianze plastiche o lignee e che permette realizzazioni dalle linee fluttuanti, dinamiche e di “ombre danzanti”.

Le opere dell’artista-fabbro sono versatili e duttili sfuggendo agli stereotipi: vengono realizzate di getto e poi rielaborate fino a soddisfarne la fantasia creativa. L’artista stesso le definisce come una sorta di “barocco minimale”, una contraddizione solo apparente perché, come ama dire, “se conosci la regola puoi fare l’eccezione”.

 

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The iron consistency

A dynamic and creative design for the blacksmith/artist Antonio Sciortino who – by means of iron “transformation” – expresses his world.

Text written by Edda Giancola • Photography and styling by Michele Biancucci and Chiara Virgili

An eclectic mix of pieces of furniture, artistically arranged inside a space where the homogeneity of colours and textures of the architectural box contribute to create a strictness feeling… And then the stairway, conceived as an authentic work of art with a daring visual power. A “thin line” that goes beyond the mere practicality, in order to enhance its artistic value, by freely unravelling it…

We are in Milan, in a former industrial complex, inside Antonio Sciortino’s studio – and home too –: an artist with an excellent eclectic craftsmanship, who has been able to reinterpret the ancient art of the blacksmith’s forge; actually he handled it in a crescendo of well-structured and innovative ways, able to create real and genuine masterpieces.

His origins can be attributable to Sicily, the cradle of civilizations and cultures lasting a thousand years, land of flavours and scents, fire and sea; precisely in the colourful and noisy Bagheria, a few steps from the original “Sicilian” sea – quoting Pliny the Elder -, he took the first steps inside his brother’s forge, by manipulating “ductile” iron pieces. In parallel, his passion for dance emerges and he will resolutely grow it by reaching the point to start his career as a dancer and choreographer, successfully carrying it on until 2003 where – on the threshold of turning 40 – he rediscovers his origins and his unchanged tendency for the art of iron.

His interpretation of sculpture is kind an action of self-analysis, constantly looking for an “intangible and transcendent” manufacturing, with that ethereal lightness typical of dance. The creative and unique touch represents the result of an uncommon bond that directly comes from life experiences: the “annealed” iron manufacturing, a kind of material which is more malleable and that sometimes can have plastic or wooden shapes, it allows to create dynamic and floating lines but also “dancing” shadows. The blacksmith/artist’s works of art are versatile and ductile while escaping stereotypes: they are made right away and later reworked until satisfying his creativity.

The artist himself defines them as a kind of “minimal Baroque”, a merely illusory contradiction because – as he loves to say – “If you know the rules, you can create exceptions”.

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